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vacanze a lucera

Lucera (Foggia) si sviluppò sotto Federico II, che la elesse a propria residenza privilegiata e vi stabilì una colonia militare di Saraceni di Sicilia, la sua guardia del corpo. La città, già municipium romano, mantenne la propria importanza strategica anche sotto gli Angioini, che ne ingrandirono le fortificazioni e massacrarono la comunità di religione mussulmana; essa rimase fino al XIX secolo capoluogo della Capitanata e del Molise .

Il castello.
Boschi e cave d'argilla conducono l'ascesa verso le imponenti mura del fortilizio, eretto sotto Carlo I d'Angiò. L'impianto difensivo, a pianta pentagonale e ornato di torri (quella della Leonessa presenta basamento bugnato), contiene i resti del palazzo di Federico II, innalzato sul modello del “Donjon" (torre su scarpata); la sua identificazione sarebbe risultata assai difficile senza i disegni fatti nel '700, quando l’edificio fu distrutto per ottenere materiale da costruzione.

Il Duomo.
Dedicato all’Assunta, sotto le sue severe forme gotiche si nasconde la moschea musulmana, cancellata nel '300 per ordine di Carlo II d'Angiò. La facciata in mattoni, asimmetrica rispetto al corpo centrale, presenta una grande monofora a sinistra e un massiccio campanile a torre, sovrastato da un tamburo ottagonale, sul lato opposto.
Le tre navate interne contengono preziose opere d'arte, a cominciare dall’Altare maggiore, ricavato da una tavola in marmo proveniente da Costel Fiorentino, per proseguire con la statua trecentesca della Modonna con il Bambino sull'altare del transetto sinistro e con la tavola sistemata a metà della navata sinistra.

Il Museo civico Giuseppe Fiorelli e l'anfiteatro.
Le collezioni in mostra a palazzo Nicastri illustrano le vicende della Lucera romana e altomedievale, mostrando un grande assortimento di materiale archeologico nel quale risaltano un mosaico pavimentale del I secolo D.C. diverse monete d’èta imperiale e il vasellame importato nel ‘200 dall’Oriente per opera dei saraceni di Federico II.
Interessanti anche il salotto Cavalli, prezioso documento di arredo settecentesco, e le tele della Pinacoteca, alcune tra le quali riferibili alla scuola di Posillipo (XIX secolo). Considerazioni di carattere economico spinsero i costruttori dell'anfiteatro romano a ottenere in una vasta depressione naturale a est dell'abitato moderno. L'aspetto odierno dell'anfiteatro è quasi unicamente frutto dei restauri fatti negli anni trenta del '900, quando furono innalzati i portali marmorei, inquadrati da colonne, che danno ingresso alla cavea.

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