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vacanze a firenze

Firenze (Toscana) è una delle città più visitate e amate da studiosi o semplici turisti.

A Firenze, la chiesa di S. Maria Novella è stata cominciata nel 1278: a metà del secolo successivo restava da terminare soltanto la facciata, compito che a partire dal 1458 si sarebbe assunto Leon Battista Alberti, per ordine di Giovanni Rucellai.
Ne derivò una felice armonizzazione tra i già esistenti elementi gotici e le appendici di matrice rinascimentale, frutto di un attento studio delle corrispondenze e dell'adozione di quel cromatismo con alternanza di marmo bianco e nero-verde che aveva fatto la fortuna del romanico toscano; con veri e propri tocchi di genio nell'inquadramento di una finestra circolare in uno schema tripartito e nelle due volute rovesciate ai lati.
L'interno, a croce latina, è suddiviso in tre navate da pilastri polistili, con archi e volte ogivi crociera. La cappella maggiore, segno anche come cappella Tornabuoni, ospita il bellissimo ciclo affrescato di Domenico Ghirlandaio, che lo fece nel 1485-90: in molte scene sono inseriti i volti di rilevanti personaggi dell'epoca, allegati i committenti Tornabuoni, che appaiono nelle vesti di oranti.
Gli affreschi raccontano la vita della Madonna nella parete sinistra, mentre in quella di fondo sono descritte alcune storie di S. Giovanni Battista. Sotto è posto il coro in legno di Baccio d'Agnolo, conseguito nel 1485¬90 e largamente riutilizzato nel 1566 da Giorgio Vasari. Prima di lasciare la chiesa, sono da non perdere altre grandi opere: nella vicina cappella Gondi, le cui forme in marmo e porfido rosso si devono a Giuliano da Sangallo, il celebre Crocifisso di Brunelleschi, unica scultura in legno mai fatta dall'artista; in sagrestia, il Crocifisso su tavola del giovane Giotto. Capolavori che perdono però il confronto con la Trinità del Masaccio nella navata sinistra, valutata tra le massime espressioni dell'arte occidentale: il maestro la eseguì in 24 giornate soltanto, forse nel 1427.

Palazzo Medici-Riccardi rappresenta il primo esempio di architettura signorile della Firenze rinascimentale, innalzata tra il 1444 e il 1462 da Michelozzo su commissione dei Medici, che ne fecero la loro residenza principale fino al 1540. Balza subito, all'occhio il digradare del rivestimento esterno: bugnato al pianterreno, bozze squadrate al primo piano, superficie liscia nel secondo.
Le grandi finestre su mensoloni furono aggiunte nel 1517; 42 anni più tardi il palazzo fu comperato dai Riccardi lo allargarono realizzando un’ala con sette finestre sulla facciata principale.
Sotto il porticato è ordinata parte della collezione Riccardi, una tra le raccolte private d'archeologia più ricche di Firenze. Il capolavoro del palazzo è però la cappella Medicea, una delle massime manifestazioni del primo rinascimento fiorentino, frutto di una cooperazione tra Michelozzo, che ne definì l'architettura, e Benozzo Gozzoli cui si deve il sontuoso ciclo pittorico della Cavalcata dei Magi alle pareti, fatto nel biennio 1459-60.
In questi affreschi, l'artista rivela interamente le sue originali doti di narratore e ritrattista fantasioso ed estroso, capace di occupare un paesaggio fiabesco, ora aspro e roccioso, ora bucolico e rigoglioso, di una straordinaria serie di personaggi, caratterizzati e vestiti da ricchi costumi fiorentini o stranieri.
Questi dipinti vogliono festeggiare la famiglia Medici, e infatti si possono identificare, tra i personaggi raffigurati, molti, esponenti della dinastia, da Giuliano sul cavallo con ghepardo, a Lorenzo il Magnifico con corazza dorata, oltre a molteplici personalità della società del tempo.

Museo di S. Marco è sede d’istituzione eccezionalmente interessante per la raccolta di opere di fra' Giovanni da Fiesole, il Beato Angelico, che fu a lungo ospite del convento e vi ha lasciato alcuni dei suoi più grandi capolavori. Prima tappa della visita è il chiostro di S. Antonino realizzato verso il 1440: tra i suoi affreschi, ne spicca uno dell'Angelico con S. Domenico inginocchiato di fronte a Gesù crocifisso. Più a destra, vicino all'ingresso della sala capitolare, si trova la campana detta Piagnona che eseguì la notte dell'arresto di Savonarola.
Nella grande sala dell'Ospizio sono raccolti i dipinti del Beato Angelico già in mostra all'Accademia e agli Uffizi: spiccano la dEposizione di cristo e la pala di S. Marco, che figura una Sacra conversazione con i Ss. Cosma e Damiano, nonché il tabernacolo i Linaiuoli, opera importantissima nell'evoluzione del pittore, principalmente per lo studio della prospettiva. Senza dimenticare il cosiddetto armadio degli Argenti della SS. Annunziata e il compianto di Cristo morto, datato 1440. La sala del Capitolo contiene il grande affresco della Crocifissione, mentre l'Ultima Cena nella sala del Cenacolo si deve al Ghirlandaio, che la dipinse attorno ai 1480.
Beato Angelico di nuovo personaggio principale al primo piano, che vede le celle dai frati decorate da un superbo ciclo pittorico pensato da fra' Giovanni come guida per la meditazione: l'opera fu concretizzata in circa tre anni, con l'intervento di alcuni aiuti. Altrettanta nota è, sulla parete di fronte alle scale, l'Annunciazione; l'antistante Crocefisso con S. Domenico merita attenzione per il motivo illustrativo del sangue di Cristo sparso per l'umanità. Restano da osservare la Madonna delle ombre sulla parete destra della cella 25, riconducibile attorno al 1450, e la Biblioteca, impostata da Michelozzo secondo lo stile rinascimentale.

La Basilica-santuario della SS. Annunziata in origine era un piccolo oratorio, fondato nel 1250 dall'ordine dei Servi di Maria, che incaricò la struttura odierna con la fabbricazione della grande tribuna circolare, iniziata da Michelozzo e portata a fine, dopo 33 anni lavori, da Leon Battista Alberti.
Il chiostrino dei Voti è il 'contenitore' di una serie di affrschi tra i più rilevanti del '400 e del '500 fiorentino, quasi una rassegna dell'arte del tempo nella fase di cambiamento dal rinascimento al manierismo.
L'Assunzione di Rosso Fiorentino e la Visitazione, attestano la nascente sensibilità manieristica; fedele ai modelli rinascimentali appare invece lo Sposalizio di Maria del Franciabigio, così come la Natività di Maria e l'Arrivo dei Magi, entrambi a firma di Andrea del Sarto.
Seguono la Natività di Alessio Baldovinetti 'di-pinta nel 1460, e il ciclo delle storie di S. Filippo Benizzi, con il primo affresco a firma di Cosimo Rosselli e gli altri cinque fatti nel 1509-10 da Andrea del Sarto. Sulla parete destra, spicca un bassorilievo in marmo di Michelozzo.
Fastosi ornamenti barocchi ornano l'interno della basilica, dove si segnalano il trecentesco affresco dell'Annunciazione sull'altare e la testa di Cristo nella cappella interna, dipinta da Andrea del Sarto.
Nel chiostro dei Morti, ecco un altro ciclo affrescato con le storie dei Servi di Maria nelle lunette: di Ventura Salimbeni, Bernardino Pocetti, Matteo Rosselli; sopra la porta d'accesso alla chiesa, la cosiddetta Madonna del Sacco è un altro lavoro di Andrea del Sarto.
L'affresco con la Madonna, il Bambino e santi nella cappella della Compagnia di S. Luca si deve invece al Pontorno.

Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto è ricavato nell'ex monastero vallombrosano di S. Salvi e vi sono mantenuti dipinti del primo '500 fiorentino. Vi si viene però per osservare, nel refettorio, il famoso e vasto affresco del Cenacolo di Andrea del Sarto: l'opera rischiò molto la distruzione appena tre anni dopo il suo compimento, in occasione dell'assedio cui Firenze fu sottoposta da Carlo V.
L'ultima grande composizione su questo tema del rinascimento fiorentino e vi si coglie il riferimento a Leonardo. Elegante la Cena di Gesù con gli apostoli, in sereno colloquio, è schiarita dal cielo che entra nella stanza attraverso tre firestoni, dando luce alla mensa.

Masaccio e Masolino cominciarono a lavorare al ciclo in S. Maria del Carmine nel 1423-24, si, commissione di Felice Brancacci, e proseguirono la loro opera fino A 1428, quando Masaccio partì per Roma dove sarebbe morto di lì a pochi mesi.
A terminare gli affreschi avrebbe provveduto, dopo il 1480, Filippino Lippi. Questi dipinti di Masaccio furono, secondo una definizione del Vasari, "scuola del mondo", vale a dire oggetto di studio per tutti i pittori dell'epoca. in una spazialità sicura, creata Con il pieno dominio della prospettiva, presentano figure umane descritte con elevato realismo e profondità psicologica, plastiche e classicheggianti allo stesso momento.
Il restauro condotto nel 1983-90 ha ripristinato i colori originali, rivelando evidenti sintonie con il Beato Angelico e riconoscendo il contributo di Masolino, del quale si apprezzano le delicate tonalità cromatiche. Tra i momenti più espressivi del ciclo vanno citato la cacciata dal Paradiso terrestre, che vede Masaccio rompere per sempre con la tradizione d’epoca tardo-gotica; il pagamento del tributo, l’episodio più, famoso della composizione, e il battesimo dei Neofiti, con una figura di giovane nudo tremante dal freddo.

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