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città del vaticano

Il Vaticano, fu definito “un fazzoletto di terra" da Pio XI, solo 44 ettari per lo Stato più piccolo del mondo: Città del Vaticano, residenza del maggiore tempio della cristianità, la basilica di S. Pietro. Tanto è bastato, in venti secoli, per colmare questo ristretto territorio di beni incommensurabili e renderlo uno dei luoghi più visitati al mondo. tutto avviò da Pietro, l'apostolo che Cristo scelse per guidare la sua Chiesa: fu sepolto proprio in questa terra, dove la tradizione vuole che le sue reliquie giacciano ancora.
Sopra la sua tomba fu elevata una basilica, che nei secoli è stata ingrandita fino a renderla monumentale e splendida. I papi fecero a gara per riunirvi il meglio dell'arte di tutti i tempi: tra gli artisti rammentiamo solo i nomi di Giotto, Bramante, Michelangelo, Raffaello, Bernini. La basilica, con il sito eccezionale piazzale, e i Musei Vaticani riproducono oggi uno scrigno unico al mondo di opere di ogni genere, tra il quale particolare rilievo ha le arti plastiche.

La Basilica di S. Pietro è il tempio universale della cristianità.
L'imponente facciata della Basilica accoglie il visitatore con una scalinata a tre ripiani, sempre del Bernini, con ai lati le colossali statue di S. Paolo e di S. Pietro. La maestosità della facciata, opera di Carlo Maderno degli inizi del’600 è decorata da 13 alte statue con il Redentore, il Battista e gli Apostoli, limitate agli estremi da due monumentali orologi di Giuseppe Valadier.
Una volta varcati i cancelli del portico, si oltrepassano le imponenti imposte in bronzo della porta mediana eseguite dallo scultore Antonio Filarete nel 1439-45.
Le dimensioni monumentali sono tuttavia percepibile a mano a mano che si penetra negli ambienti grandiosi e eccellenti. La navata centra è sorretta da un unico ordine di alte lesene corinzie addossate a pilastri.
Nelle nicchie inserite tra le lesene, lungo tutta la navata mediana e i bracci del transetto, sono state poste dal1706 a oggi le grandi statue dei fondatori degli ordini religiosi.
All'ultimo pilastro di destra della navata centrale si trova, posta su una cattedra marmorea, la statua bronzea di S. Pietro, che pare sia dovuta all'artista duecentesco Arnolfo di Cambio.
I quattro pilastri sui cui poggia la cupola michelangiolesca ospita ugualmente statue colossali: il S. Longino di Bernini, S. Elena imperatrice di Andrea Belgi, la S. Veronica di Francesco Mochi e il S. Andrea di Francois Duquesnoy. Al centro, proprio al di sotto della cupola inondata di luce, si trova il famoso Baldacchino in bronzo, capolavoro del Bernini dalle plastiche colonne tortili.
Alle spalle, la scenografica Cattedrale di S. Pietro trionfal, fantasia barocca sempre del Bernini.
Due tombe papali fiancheggiano la cattedra: a destra il monumentale di Urbano VII del Bernini, con gruppi marmorei raffiguranti la Carità e la Giustizia, e il monumento di Paolo III capolavoro di Guglielmo della Porta, con le figure marmoree della Giustizia e della Prudenza.

Il Tesoro di S. Pietro e le Sacre Grotte è formato dalle donazioni e dagli oggetti sacri acquistati nei secoli dalla Basilica; ha subito numerose spoliazioni e ciò che oggi è rimasto raffigura solamente una parte delle ingenti ricchezze origina.
Nella terza sala è esposto il monumento di Sisto IV in bronzo, capolavoro del Pollaiolo, mentre nella sala IX si osserva il bel sarcofago di Giunio Basso, prefetto di Roma convertito al cristianesimo nel 359, con scolpite scene dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Le Sacre Grotte vaticane si allargano al di sotto della Basilica, nello spazio interposto tra il piano dell'attuale basilica e quello dell'antico edificio di culto costantiniano.
Ambiente più intimo e raccolto, riunisce oltre alle tombe di vari pontefici, sarcofagi paleocristiani e vari monumenti appartenenti all'antica costruzione sacra.

Il Museo Chiaramonti fu voluto dal papa Pio VII , la cui istituzione risale all'inizio del XIX secolo. Esso consiste in una grandissima raccolta di opere scultoree dell'antichità greca e romana, la cui classificazione venne affidata allo scultore Antonio Canova.
L'esposizione si divide in tre settori: il primo, il Museo Chiaramonti vero e proprio, occupa una parte della lunghissima galleria progettata dal Bramante; la seconda sezione è la Galleria Lapidaria, in cui sono raccolte 4125 iscrizioni pagane e cristiane; la terza, il Braccio Nuovo, è una luminosa galleria lunga di impianto raffinato e dotata di una serie di lucernari in cui sono disposti molti pezzi di scultura antica. Tra questi si distingue particolarmente l'Augusto di prima porta, l'Amazzone ferita, il Nilo, scultura romana del I secolo, e il Dorifore, replica romana da un originale dello scultore ellenico.

Il Museo Pio-Clementine risale alla fine del '700 quando, con proventi del gioco del lotto i papi Clemente XIV e Pio VI affidarono al grande archeologo tedesco Johann Winckelman l'incarico di istituire una raccolta delle antichità greche e romane. Quello fu il periodo in cui i musei cominciarono a essere aperti al pubblico e la classicità ebbe, per tutta la cultura europea, un grande ritorno d’interesse. La collezione congiunge per la maggior parte copie d'età imperiale di origine greca, considerati il modello della bellezza nell'arte.
Tra le numerose opere, da non perdere sono l'Apoxyomenos; l’Apollo del Belvedere, opera tra le più affascinanti della statuaria antica e simbolo della bellezza canonica; il Laocoonte, copia greca del secolo I d.C., rinvenuta nella Domus Aurea e opera di Agesandro di Rodi che influenzò molto gli scrittori del rinascimento; l’Hermes replica di età adrianea di un originale greco della scuola di Prassitele del IV secolo a.C. Da visitare, inoltre: la sala degli animali da cui si entra alla Galleria delle Statue, in cui si può osservare la copia romana dell'Apollo sauroctono, dall'originale greco di Prassitele.
La Galleria dei Busti; il Gabinetto delle Maschere, con le statue disposte come in uno studio privato, tra cui la Venere di Cnido, rilevante replica della celebre Afrodite di Prassitele.
La sala delle Muse ha al centro il famoso torso del Belvedere, di autore greco del I secolo a.C.: anche quest'ultima scultura provocò viva impronta tra gli artisti rinascimentali e in particolare in Michelangelo, che la prese a modello di alcune figure della volta della Cappella Sistina.
Il Museo Gregoriano Etrusco si deve a un'iniziativa di papa  Gregorio XVI ed è in una delle più rilevanti istituzioni nel suo genere. Esso riunisce le suppellettili provenienti dagli scavi fatti nell'Etruria meridionale su licenza dei governo pontificio nel XIX secolo, il cui numero fu accresciuta nel tempo. Tra i molti reperti, nella terza sala si possono osservare il famoso Marte di todi una statua di guerriero in bronzo della fine dei V secolo a.C., di grandezza quasi naturale, offerta in dono a un santuario di Todi.
Dal Museo si passa ala sala della Biga, dove è possibile esaminare biga composta dallo scultore Francesco Antonio Franzoni utilizzando pezzi antichi del I secolo. Anche la Galleria dei Candelabri raccoglie una lunga teoria di statue, copie romane di originali del periodo ellenistico.

Il Museo Gregoriano Profano ricongiunge reperti di età greca e romana e fu fondato nel 1844 sempre dallo stesso Gregorio XVI. Si trova nella sede moderno per intervento di papa Giovanni XXIII.
Il materiale proviene in gran parte da scavi e rinvenimenti fatti nell'antico Stato Pontificio e la raccolta riunisce anche la collezione epigrafica pagana. Tra gli originali greci, sono da osservare la stele del palestrita, rilievo sepolcrale attico della metà del V secolo a.C. e alcuni frantumi delle sculture del Partenone.
Il Museo Pio Cristiano, invece, raccoglie il materiale originario dalle catacombe e dalle antiche basiliche paleocristiane, che per la maggioranza sono stupendi sarcofagi scolpiti con scene tratte dai due Testamenti e con figure simboliche delle prime epoche cristiane.

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