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vacanze a pisa

La magia di Pisa (Toscana) si avverte da lontano, quando nella piatta pianura dell’Arnodi colpo si scorgono nitidi, come per miracolo, i tre simboli della città: i1 Duomo, la Torre pendente e il Battistero, che ne riassume da secoli l'anima e il mito.
Pisa tanta origini antiche, tanto è vero che recenti scavi archeologici hanno messo in luce in piazza del Duomo i resti di un sacello etrusco, e non lontano, rimane il porto etrusco-romano, dove ancora trova riparo parte della flotta, singolarmente integra. L'immagine di Pisa è però legata a un passato meno remoto: alla gloriosa stagione delle Repubbliche marinare, quando l'acqua salina era più vicina, o all’eccezionale fucina artistica che preavvisò la rivoluzione del rinascimento fiorentino; o ancora agli studi di Galileo Galilei, ritto sulla Torre a sperimentare la caduta dei gravi.
È proprío la capacità di precorrerei tempi, accanto a una vocazione culturale mai sopita, la chiave di lettura utile per contenere anche la Pisa di oggi: città produttiva, funzionante, all'avanguardia del sistema universitario e della ricerca tecnologica, accostata da un territorio che nel Valdarno ha uno dei poli fondanti dell'economia manifatturiera della regione. Non vive di ricordi, Pisa, né lo fa il suo territorio. Nella capacità di guardare al futuro, pur sviluppando il passato, sta la forza di questa città, continuamente modificata nell'aspetto ma ancora capace di riferire una delle più grandi stagioni dell'arte cristiana.


Il campo dei Miracoli
La piazza del Duomo, centro vibrante della vita religiosa e artistica, si apre al margine settentrionale della città medievale, a riparo delle mura duecentesche. Questo luogo un po' appartato era sacro anche per gli Etruschi, come documentano il ritrovamento di un sacello del V secolo a.C. in epoca longobarda vi sorgeva un cimitero e già nell’VIII secolo vi furono costruiti il primitivo Duomo.
Il Battistero, il campanile e altre strutture a destinazione religiosa. La sistemazione definitiva si ebbe nel Duecento, quando Giovanni di Simone aggiunse in posizione asimmetrica rispetto agli edifici preesistenti lo spedale nuovo e il Camposanto, creando uno spazio polifunzionale e fortemente articolato. L'ultimo intervento urbanistico fu quello ottocentesco, rivolto a dare il massimo risalto scenico alle architetture.

Il Duomo sorge al centro del Campo dei Miracoli. Questa opera eccellente del romanico pisano, concepito nel 1064 dall’architetto Buscheto come ricorda l'iscrizione sul sarcofago vicino al portale.
Nell'armoniosa mole di marmo bianco si fondono influenze stilistiche diversi, portate dalle diverse maestranze che collaborarono all'opera lolombardo-emiliana,classicheggiante, bizantina ,ravennate e araba.
L'edificio, benedetto nel 1118, fu allargato e reso più ricco nel corso del XII secolo con il contributo di Rainaldo, autore della facciata.
Ha pianta a croce latina e transetto con cupola ovoidale dotata nel 1380 di un loggiato gotico. Sulla facciata, tre portali sottostanno a quattro ordini di logette divisi da cornici con tarsie marmoree, dietro ai quali si aprono monofore, bifore e trifore.
Sui fianchi ritmati da arcate e lesene spicca la porta di S. Ranieri con 24 formelle fuse da Bonanno Pisano nel 1180 sul tema del Nuovo Testamento. Nel luminoso interno a cinque navate con decorazione a corsi di pietra bianchi e neri e influenze orientalizzanti per il gran numero di colonne, capolavori assoluti sono il pergamo ottagonale di Giovanni Pisano e tre tele di Andrea del Sarto

La Torre pendente , cominciata nel i 1173 su piano di Bonanno Pisano o di Gherardo di Gherardo, la torre più famosa del mondo conobbe, fin da subito, gravi problemi statici, tanto che i lavori si sospesero al terzo piano per un primo cedimento del terreno e vennero ripresi solo nel 1275. In questa seconda fase, Giovanni di Simone e Giovanni Pisano tentò, con l'aggiunta di altri tre piani, di ostacolare la pendenza con una curvatura in senso contrario.
I lavori si conclusero a metà del Trecento con la realizzazione della cella campanaria. Interamente rivestila in marmi bianchi e scandita da un ordine di arcate cieche sormontato da sei ordini di loggette e dalla cella, la Torre ha al suo interno una scala a spirale di 294 gradini, che porta alla terrazza dalla quale Gatileo realizzò i primi esperimenti sulla caduta dei gravi.

Il Battistero, romanico e gotico si avvicinano nel grandioso edificio circolare iniziato nel 1152 da Diotisalvi e nel 1260 rivestito da una ricca decorazione plastica, opera di Nicola e Giovanni Pisano.
Concluso nel Trecento con l'aggiunta della cupola, ha il lato artistico di maggior rilievo nella varietà  delle sculture che decorano i portali e la galleria: teste umane, statuette, busti, oggi in gran parte avvicendate da copie.
All'interno, fonte battesimale ottagonole del comasco Guido Bigarelli e lo spiendido pergamo in stile romanico-gotico firmato da Nicola Pisano, con figure allegoriche, profeti ed episodi del Nuovo Testamento, in parte influenzati alle celebri scene dionisiache riproducete nel cratere neoattico in Camposanto.

Leggenda vuole che la terra del Camposanto sia quella del Golgota, portata in città dai Pisani ad ritorno dalla Crociata del 1203, La vasta galleria che decora il lato nord del Campo fu innalzata a partire dal 1277 da Giovanni di Simone e conclusa nel corso del Trecento, con la successiva aggiunta della cappella del Pozzo nel 1594.
La porta destra è sormontata da un tabernacolo con Madonna e santi della scuola di Giovani Pisano. All'interno del complesso, che fu stupendamente decorato fra Tre e Quattrocento, nel pavimento dei quattro corridoi porticati con arcate a tutto sesto e quadrifore, furono sepolti nobili e illustri Pisani; solo nel XV secolo i monumenti avviarono a essere addossati alle pareti. Diffuso, già dal XIV secolo, il riutilizzo dei numerosi sarcofagi antichi che formano un patrimonio di eccezionale valore.
Da osservare le storie di Giobbe di Taddeo Gaddi, il sepolcro dei conti della Gherardesca di un seguace di Giovanni Pisano, gli affreschi delta Cosmografia teologica e delle storie di Noé di Piero di Puccio, la cappella Ammannati con il trecentesco monumento sepolcrale, il vicino salone degli Affreschi destinato ad accogliere le pitture staccate più antiche, le superstiti storie del Vecchio Testamento di Benozzo Gozzoli, il Trionfo della Morte di Boramico Buffalmacco nella parte restante del braccio sud, assieme a scene della vita di S. Ranieri di Andrea di Bonaiuto.
Tra i crateri e i sarcofagi romani risaltano quello delle Muse, con coppia di consorti sul coperchio, degli Sponsali e quello di Fedra e Ippolito.

Piazza dei Cavalieri, è un capolavoro dell'urbanistica medicea, voluto da Cosimo I per ricevere la sede dell'Ordine dei Cavalieri di S. Stefano, fondato nel 1561 dal futuro granduca di Toscana per difendere le coste dai Turchi.
Giorgio Vasari è l'autore degli edifici che la circondano, concretizzati tra il 1562 e il 1569: la chiesa di S. stefano dei cavalieri, con movimentata facciata in marmo; il palazzo dei Cavalieri, un tempo sede dell'ordine, aumentato da una splendente decorazione a graffiti con figure allegoriche e segni zodiacali.
L'edificio accoglie oggi l’importante Scuola Normale Superiore, il collegio universitario istituito nel 1810 per volere di Napoleone.

I Lungarni risentono delle distruzioni operate dai bombardamenti dell'ultima guerra, pur mantenedo tratti medievali. Ed è proprio lungo le sponde del fiume che s’incontrano alcuni dei maggiori monumenti pisani: la chiesti di S. Paolo a  Ripa dArno, con facciata del XII secolo e la bella cappella S. Agata disegnata da Diotisalvi;  S. Maria della Spina, smontata e restaurata nel 1871 per sfuggire alle inondazioni; S. Sepolcro, costruita nel 1153 da Diotisalvi.
Sull'opposta sponda, il Museo nazionale di S. Matteo espone, oltre a reperti archeologici e ceramiche pisane, una Croce di Fucecchio, una Bibbia di Calci miniata, una Madonna col Bambino e santi di Simone Martini e diverse opere quattrocentesche, tra le quali S. Paolo di Masaccio, Madonna col Bambino del Beato Angelico.

Il Valdarno Inferiore è la zona più fittamente popolata della Toscana, dove si raccoglie la maggior parte delle attività produttive: industrie del vetro, della terracotta e della ceramica nell’Empolese, del legno a Cascina, la lavorazione del cuoio a Santa Croce. A dispetto dei secoli, il Valdarno mantiene una centralità nella vita della regione, pur ricalcando solo limitatamente i termini che ne fecero nel medioevo un territorio cruciale in quanto direttrice di supporto rispetto alla Via Francigena.

L’abbazia  S Savino fu fondata nel 780 dai Benedettini non lontano da Pisa e dall'Arno: cancellata dalle piene, venne riedificata per ben due volte nel corso del XII secolo; duecento anni dopo, esigenze belliche dei Pisani prima e dei Fiorentini dopo la diminuirono a struttura militare fortificata. L'abbazia è oggi assorbita in case di abitazione del nucleo rurale detto Badia, ma ne rimane la chiesa con originali volte a crociera e alcune tarsie di marmo che rievocano l'edificio derivante. La pieve di S. Casciano, anch'essa vicina al fiume, è un bell'esempio di architettura pisana del XII secolo, decorata sulla facciata e sui fianchi dal tipico motivo degli archi ciechi su lesene. Fu una pieve molto rilevante della diocesi di Pisa e questo spiega l’intervento dei maestro Biduino, che nel 1180 raffigurò gli architravi dei tre grandi portali raffigurandovi animali e draghi.

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