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vacanze a bari

Sono molteplici le tracce che dimostrano come la penisola dove sorge Bari (Puglia) , la città vecchia ospitasse insediamenti sin dall'epoca preistorica, e ciò a causa delle rilevanti possibilità di difesa offerte dal sito e per la facile reperibilità in esso di acqua e cibo. Divenuta municipium in epoca romana, con la istituzione dell'Impero romano d'Oriente, Barium si impose come un rilevante centro urbano del basso Adriatico. Alla fine del X secolo, la città divenne sede del funzionario dell'impero bizantino.
La conquista normanna nel 1071 e la sottrazione delle spoglie di San Nicola fecero di Bari uno dei maggiori centri politico-religiosi del medioevo; si succedettero poi le dominazioni sveva e quella angioina.
Un periodo di generale decadenza fu quello dell'annessione della città al vicereame spagnolo di Napoli nel XVII secolo, crisi superata soltanto, nel secolo successivo, con il regno dei Borbone, che iniziarono una politica di ripristino delle vie di comunicazioni e di incentivi alle attività economiche. Una più recente fase di ingrandimento si ebbe con l'affermazione della città come una piattaforma naturale verso il Levante, ruolo che riveste tuttora e che riproduce probabilmente la vocazione dei prossimi decenni.
La città antica – inclusa in una penisola lievemente sopraelevata, tanto da sorgere come un promontorio – si presenta come un labirinto di strade, vicoli e stradine, inserite in un tessuto edilizio che risulta riparato dal mare da un'antica muraglia rafforzata, bagnata dal mare fino agli anni trenta del '900.

Piazza del Ferrarese.
Questo spazio prese il nome da un mercante originario della città emiliana, stabilitosi a Bari nel corso del XVII secolo. Meritano un’occhiata le bancarelle del suggestivo mercato rionale.
Nato sul sito di una porta medievale, prima di osservare l'abside romanica della chiesa della Vallisa, che dirige sull’omonima via un prospetto porticato.
Nonostante i ripetuti modificazioni subiti dall’edificio sacro, l’originaria impronta stilistica affiora  anche all’interno, suddiviso in tre navate coperte da un tetto a capriate.
Piazza Mercantile
Non era soltanto il luogo incaricato a commerci e scambi, ma anche il centro politico della città medievale. Lo ricorda il Palazzo del sedile dei Nobili, sede del Consiglio cittadino tra il XVII e il XIX secolo, definito nelle sue forme odierne da una moltitudine d'interventi che gli ha assegnato un aspetto genericamente riconducibile al barocco napoletano. Alla sua destra si alza la colonna della Giustizia, con un leone in pietra forse recuperata da un edificio romano.

La Basilica di S. Nicola.
All'indomani dell'arrivo a Bari delle spoglie di San Nicola nel 1087, la cittadinanza richiese immediatamente la costruzione di un tempio che garantisse degna collocazione alle preziose reliquie. L’aspirazione dei Baresi furono subito soddisfatte dal vescovo benedettino Elia, anche se per il compimento della Basilica si sarebbe dovuto attendere il 1139, quando la città era sotto la giurisdizione di Ruggero il d'Altavilla, e per la sua consacrazione il 1197.
L'esterno dell’edificio sacro, una tra le più rilevanti espressioni dell'architettura romanica della regione sia stato innalzato inglobando la residenza del catapano, così, almeno, lascerebbe intendere la massiccia torre quadrangolare collocata a destra della facciata.
Quest'ultima, tripartita da una serie di lesene, presenta il tipico coronamento romanico ad archetti, sotto il quale si aprono bifore e monofore.
I tre portali rivelano la presenza di altrettante navate interne, quello centrale è arricchito da un protiro con colonne poggianti su buoi, ai quali furono tolte nel XVIII secolo le corna dorate. Notevole interesse hanno anche i prospetti laterali, scanditi da arcate cieche e aperti da portali con ricchi cicli di decorazioni scultoree; balzano all'occhio le scene cavalleresche nella terza arcata sinistra, dove si osservano anche due figurazioni dei mesi, altro motivo caro all'arte medievale dell'Italia centro-settentrionale.

Le opere d'arte.
Il programma di 'latinizzazione' riferito alle intonazioni bizantini fino ad allora caratteristici dell'architettura pugliese appare ancora più evidente nel severo e suggestivo interno della Basilica, dotato di matroneo e transetto chiuso da tre absidi: si veda, per esempio, il motivo delle volte a crociera nelle navate laterali, mentre la copertura a capriate lignee di quella centrale, ispirata alla tradizione lombarda e toscana, risulta oggi nascosta da un controsoffitto barocco con pitture e ricca doratura.
Il permanere di motivi bizantini è riscontrabile. Allorché ci si avvicina all’altare maggiore, anticipato da una sorte di iconostasi che suddivide il presbiterio dalla navata centrale, sospesa da due archi di sostegno uniti verso la metà del ‘400.
Un grande ciborio sovrasta l’altare maggiore e la retrostante cattedra in marmo del vescovo Elia gli affreschi sulla parete dell’abside sono ascrivibili a una corrente artistica vicina ai maestri umbri o toscani del XIII secolo, mentre è di fattura napoletana il sepolcro della regina Bona Sforza, fatto verso la fine del XVI secolo.

La cripta e il Tesoro di S. Nicola.
Una scala scende dalla navata destra alla cripta, ricavata sotto il presbiterio della basilica. La affollano 28 colonne dai capitelli alternativamente in stile romanico e bizantino; l'altare racchiude le reliquie di san Nicola, venerate anche nel mondo cristiano orientale, tant'è vero che una cappella è conservata alle funzioni di rito greco-ortodosso. Dalla navata destra della basilica si entra anche alla sala del 'Tesoro di S. Nicola, contenente oggetti sacri e devozionali di varia provenienza, a testimoniare la diffusione del culto del titolare.

S. Gregorio.
A sinistra della basilica ecco un altro luogo di culto romanico, frutto della ristrutturazione di una chiesa altomedievale. I grani del rosario ingioiellano le finestre della facciata e dell'abside, mentre nell'interno spiccano le colonne, recuperate da edifici romani. L'arco di S. Nicola, aperto durante la dominazione angioina (X1V secolo), separa la chiesa dal ricostruito portico dei Pellegrini, che stende le sue cinque arcate di fronte alla Basilica di S. Nicola. Continuando lungo la strada del Carmine, si giunge così alla chiesa di S. Marco, cola ogni probabilità edificata dalla comunità veneziana presente a Bari fin dall'XI secolo.

La Cattedrale.
Dedicata a S. Sabino fu conseguita a cavallo tra il XII e il XIII secolo, prendendo in seguito una ricca decorazione barocca. Quest'ultimo intervento è stato in parte eliminato dai restauri condotti negli anni sessanta del XX secolo, che ne hanno portato alla luce le originarie forme romaniche.
L’accostamento di elementi medievali e seicenteschi resta però percepibile nella facciata, dove le decorazioni barocche dei portali coabitano con le forme romaniche di lesene e rosone, la cui ghiera è piena di mostri ed esseri fantastici.
Similmente a quanto si confronta nella basilica di S. Nicola, i fianchi dell’edificio sono ritmati da profonde arcate; priva di fondamento si è rivelata l’ipotesi che individua la “trulla” circolare sul lato sinistro, oggi destinata a sacrario, con il Battistero.
L’interno è diviso in tre navate, chiuse dalla cupola emisferica del presbiterio; il pulpito è stato. rifatto con frammenti del XIII così come il ciborio dell'altare e la Cattedra episcopale.
La cripta mantiene le reliquie,il S. Sabino e l'icona della Madonna Odegitria, che la tradizione vuole arrivata dall’oriente nell’VIII secolo, ma che in realtà è d'epoca più tarda.
Vanto della Cattedrale è però l'Exultet conservato nell'archivio del Capitolo, uno tra i più preziosi documenti cartacei dell’altomedievo.

Il Castello.
È una delle fortezze medievali volute dall'imperatore svevo Federico Il allo scopo di consolidare l'immagine del potere imperiale, assicurando al tempo stesso maggiore sicurezza difensiva ai più rilevanti centri urbani pugliesi. il complesso – ora sede della Soprintendenza regionale per i beni ambientali architettonici, artistici e storici – fu costruito negli anni fra il 1230 e il 1250; l'aspetto esterno, con grande fossato e forti bastioni, è però frutto della rinnovamento condotta tre secoli più tardi, in concomitanza con il trasferimento in città della corte aragonese.
Alla fortezza medievale rimandano le bifore sul lato nord e principalmente l'interno, cui si entra mediante un ponte gettato a scavalcare il fossato: i modi tipici delle realizzazioni sveve dell'epoca di Federico II appaiono evidenti nella cosiddetta torre dei Minorenni, contraddistinta dal bugnato rettangolare, e dal portale ogivale dal quale, attraverso un atrio con volte a crociera e due colonne di gusto classico si entra nel cortile interno.
Una stanza sul lato sinistro ospita la Gipsoteca provinciale, che riattacca calchi di sculture e frammenti architettonici originari da monumenti antichi, mentre gli altri ambienti mantengono tracce degli interventi operati dagli Angiomi e frammenti di cicli pittorici del ‘400.

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