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vacanze a pozzuoli

È rimasto ineguagliato lo splendore di Pozzuoli (Napoli) centro urbano in epoca romana. Caduto l'impero, l'abitato si ridusse già nel V secolo al solo rione Terra, raccolto sul promontorio Che nel VII secolo a.C. aveva visto nascere il primo insediamento umano. Da allora la città avrebbe sempre vissuto nell'orbita della vicina Napoli: un destino di provincia segnato anche dal bradisismo.

Tracce di molluschi testimoniano l'alterno alzarsi e affondare del suolo dei Campi Flegrei e dei resti del mercato di Puteolis, identificato come tale soltanto nel 1907. Se l'impostazione architettonica del complesso non rivela particolari singolarità rispetto alle altre strutture di questo genere, con le botteghe allineate lungo una corte porticata cui si entrava attraverso un grande vestibolo, balza subito all'occhio la ricchezza dell'apparato decorativo, evidente persino nelle latrine: testimonianza quanto mai eloquente della prosperità goduta dalla dalla città.

L’anfiteatro era il più grande dell'impero al momento dell'inaugurazione, capitata con ogni probabilità sotto Nerone; in seguito sarebbe stato superato per dimensioni dal Colosseo e dall'anfiteatro di Capua. Poco resta della cavea, ordinatamente spogliata degli elementi decorativi, mentre l'ottimo stato di mantenimento dei sotterranei ha permesso di ristrutturare il funzionamento degli apparati scenici adoperati in occasione degli spettacoli. Proseguendo lungo corso Terracciano, si osservano anche i resti delle terme di Nettuno, limitati al frigidarium, e del ninfeo di Diana, databile all’età dei Severi.

Lungo la strada tra Puteolis e Capua si succedevano molteplici mausolei facente parte a corporazioni e famiglie, ornati di iscrizioni e sculture che indicavano i viandanti i meriti dei defunti. Ne sono giunti ai giorni nostri 14, i cosiddetti mausolei di via Celle, databili tra il I secolo a. C. e il II secolo dell’era cristiana.
Alle nicchie dei colombari, destinate a ricevere le urne di marmo o terracotta degli incinerati, spesso si accompagnano fosse sepolcrali ricavate nel pavimento; alcuni ambienti mantengono tracce della decorazione a stucco.

La spiaggia fu molto in voga durante gli ultimi decenni della Repubblica romana: Mario e Silla, Pompeo e Cesare, Marco Antonio e Cicerone non poterono esimersi dall'acquistare o fare innalzare una villa.
Il progressivo avanzamento della linea di costa ha fatto sì che molti di questi edifici siano stati sommersi dal mare.

Il parco archeologico.
La visita degli scavi ha inizio dall'ambulatio, relativo a una villa d'impianto ancora repubblicano (II-I secolo a.C.), la cui struttura a più livelli testimonia la tipologia delle residenze innalzate lungo la costa napoletana, scenograficamente rivolte verso il mare.
Un camminamento dotato di contrafforti ad archi consente di giungere le cosiddette terme di Mercurio. La grande aula circolare, invasa dall'acqua, è oltrepassata da una cupola con occhio centrale, le cui forme richiamano alla mente il Pantheon della capitale; la sala, probabilmente destinata a piscina, faceva parte di un complesso databile agli ultimi anni della repubblica o all'inizio dell'età augustea, allargato e modificato fino all'epoca dei Severi. Più tormentate sono le vicende del settore della Solandra, sorto in forma di villa a cavallo tra il II e il I secolo a.C.; il radicale intervento operato nel II secolo dell'era cristiana, lo trasformò in un albergo, a cui vennero uniti un teatro-ninfeo e un piccolo balneum che conserva parte della decorazione in stucco. Fuori dell'area archeologica si trovano le rovine dei templi di Venere e Diana, in relazione riferibili alle epoche adrianea e severiana.

Magnifico il panorama che si gode dalla fortezza aragonese, innalzata nel '400 sul promontorio che chiude a sud il golfo di Baia, cancellando i resti di una villa romana appartenuta, secondo la tradizione, a Giulio Cesare. Il fortilizio, rinnovato negli anni del viceregno, accoglie il Museo archeologico dei Campi Flegrei, che raccoglie i reperti ritrovati durante gli scavi del parco archeologico e nei fondali del golfo, come le sculture originari dal triclinio-ninfeo di punta Epitaffio, che faceva parte di una ricca residenza costruita sotto la dinastia Giulio-Claudia.
 
La solfatara, per i Romani era il Forum Vulcani, e ancora oggi il cratere costituisce ancora oggi una tra le maggiori interessi dei Campi Flegrei, che mostra tutti i fenomeni tipici di un vulcano allo stato quiescente. Posta presso l'entrata del sito, la chiesa di S. Gennaro fu innalzata nel 1580 sul luogo del martirio del santo; nell'interno è mantenuta la pietra che la tradizione vuole sporca dal suo sangue.

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