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vacanze ad avellino

Ad Avellino (Campania), del nucleo storico, dopo il bombardamento del 14 settembre 1943 e il terremoto del 23 novembre 1980, sono rimasti poche tracce tra la Cattedrale e i ruderi del castello longobardo. Dall'alto, il santuario di Montevergine è  dal XII secolo tacito osservatore degli avvenimenti della storia cittadina,ma le vicende di Avellino sono iniziate oltre1000 anni prima, nel 290 a.C., quando un abitato irpino presso l'attuale Atripalda venite sottomesso dai Romani. Furono i Longobardi a spostare Abellinum nel sito attuale, più difendibile, e da allora l'abitato conobbe la rovina in seguito a ripetuti terremoti, ma anche il buon governo dei Caracciolo, che verso la metà del ‘600 ne affidarono la nuova veste architettonica a Cosimo Fanzago.

La fredda facciata neoclassica della Cattedrale, nasconde un tempio dal cuore antico, visto che la sua fondazione risale al XII secolo, ma i ripetuti interventi d'epoca successiva hanno ogni tracci dell'edificio originario. Vale comunque la pena di entrarvi per osservare il tabernacolo a rilievi nella cappella a destra dell'altare maggiore, opera di Giovanni da Noia e il parimenti cinquecentesco coro in legno. Dalla sagrestia si scende nella cripta dell'Addolorata, nota anche conte chiesa di S. Maria dei Sette Dolori; costruita dai Normanni, fu ristrutturata nel '700.

Al Museo provinciale irpino, la collezione archeologica si apre con i reperti degli scavi di Abellinum, per poi tirare indietro le lancette del tempo e osservare, tra i resti della necropoli eneolitica di Madonna delle Grazie, la ricostruzione della tomba di un Capo tribù, seppellito con il suo cane e con un ricco corredo funerario, nonché l'interessante gruppo di statue in legno provenienti dal santuario italico della dea Mefite, situato nelle vicinanze di Rocca Sali Felice.
Completano le raccolte ceramiche attiche, aretine e italiote, le sculture italiche e romane che documentano Aeclanum e una selezione di monete dal III secolo a.C. al periodo imperiale.

Al santuario di Montevergine, a venerare la “Mamma Schiavona”,  salgono ogni anno oltre un milione di pellegrini. Se il raccoglimento del santuario offre conforto allo spirito, la salita alla basilica e l'escursione fino alla cima del monte sono una era gioia per gli occhi, con il paesaggio dominato dai boschi di castagni e faggi e la vista che spazia fino al golfo di Napoli.
Qui decise di fermarsi, all'inizio del XII secolo, Guglielmo da Vercelli, pellegrino in viaggio verso la Terra Santa, per innalzare m santuario dedicato alla Madonna e fondare l'ordine monastico verginiano.
Inizialmente il complesso visse un'epoca di grande splendore, per poi declinare e diventare Commenda.

La basilica si compone di due edifici: la chiesa vecchia è il rifacimento in chiave barocca della precedente costruzione gotica, al cui interno vale la pena di fermarsi sull’altare maggiore e sul baldacchino tardo duecentesco nella Cappella del SS Sacramento, con un Ciborio in marmo del XV secolo.
L’arcata a sinistra del tempio introduce la chiesa nuova, costruita tra il 1952 e il ’60 ispirandosi alle forme del romanico innestandola trasversalmente sul luogo di culto barocco, dei quale assimila quasi per intero la navata sinistra. Oltre alle sue imponenti dimensioni, balza subito all'occhio la grande tavola della Madonna di Monteverginee all'altare maggiore: è la “Mamma Schiavona”, attribuita al maestro romano Pietro Cavallini alla quale fa da sfondo un mosaico monocromo.

Al Museo dell'abbazia tre sono i pezzi da non perdere nel : la sedia abbaziale con intarsi in stile arabizzante, la tavola contemporanea detta Madonna di S. Guglielmo e un duecentesco Crocifisso  in legno di scuola francese. Senza dimenticare tele, statue, e paramenti sacri dei secolo XIII-XVIII, nonché la Mostra permanente del Presepe, con esemplari provenienti da tutto il inondo.
Il Palazzo abbaziale di Loreto si trova alte porte di Mercogliano la sede invernale del santuario, rimaneggiata nel 1735-50 da Domenico Antonio Vaccaro dopo che l'edificio medievale era crollato per un terremoto. La farmacia elenca una preziosa collezione di 150 vasi in ceramica; l'archivio e la biblioteca conservano bolle pontificie e vescovili, diplomi reali e imperiali, un codice duecentesco coli la vita di S. Guglielmo e un salterio minato di scuola napoletana.

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