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vacanze a cagliari

Cagliari (Sardegna) ha come centro il quartiere di Castello, quando con atto ufficiale consentii che incaricati della Repubblica marinara di Pisa costruissero il castrum Karalis, la fortezza di Cagliari. Sfruttando la verticalità del masso calcareo, gli architetti toscani alzarono una cinta muraria vigilata da tre imponenti torri e contraddistinta da invalicabili pareti.
La fortificazione non accoglieva soltanto la piazzaforte militare, ma una vera e propria città, munita di vie, palazzi, piazze e chiese, tanto che per gli abitanti di Cagliari il capoluogo è ancora oggi rappresenta per antonomasia da “su Casteddu”.
È attorniato da una cinta di bastioni, guidata dalle torri di S. Pancrazio e dell'Elefante, costruita dai Pisani; all'interno, tra dedali di viuzze strette e tortuose, si trovano la cattedrale di S. Maria, il palazzo Viceregio, la chiesa detta “la Purissima”; ma anche piazzette e palazzi dell'aristocrazia isolana, l'Università e il Seminario, l'antico ghetto degli Ebrei e il complesso dell'Arsenale, oggi Cittadella dei Musei, che riattacca quattro tra le più importanti raccolte artistiche e storiche di tutta l'isola.
Passeggiando per le vie strette e affollate di piccole botteghe e laboratori, ci si imbatte in inattesi squarci panoramici che si aprono sulla città inferiore

Il bastione di Saint Remy è collocato nell'estremità meridionale dei quartiere. La sua costruzione fu il risultato di un rimaneggiamento degli antichi bastioni spagnoli dello Sperone e della Zecca. È il segno più vistoso lasciato dai Savoia alla città e prende il suo nome dal primo viceré sabaudo.
Esso compone di due terrazze, la più grande delle quali è intitolato a Umberto I. La seconda, minore e sovrastante, è detta di S. Caterina dal settecentesco chiostro delle Domenicane, annientato da un incendio nel secolo XIX. Se la principale funzione urbanistica del bastione era quella di unire il quartiere di Villanova con quello di Castello, con la sua realizzazione si voleva compiere una zona panoramica destinata ai pedoni. Tale funzione è rilevata dal prospetto scenografico in stile neoclassico che serve da ingresso, costruito in granito e calcare, dotato da arco trionfale e da una lunga scalinata a tenaglia disposta verso piazza Costituzione.

La Cattedrale di S. Maria di Cagliari è disposta in modo da chiudere il lato orientale della centrale piazza Palazzo, è l'edificio più articolato dell'architettura religiosa della città. Essa ospita motivi stilistici di varia provenienza, che nel corso dei secoli si sono stratificati fino al punto di nascondere quasi del tutto i segni della prima impostazione duecentesca. L'edificio domina piazza Carlo Alberto, posta a un livello inferiore rispetto a piazza Palazzo. Dell'originaria struttura medievale sono scampati all'esterno la torre campanaria quadrata, l'architrave del portone centrale e i portali del transetto.
Il primitivo prospetto ebbe un restauro barocco nel 1702 e uno in seguito agli inizi del '900, che mimava lo stile romanico pisano lucchese. Anche l'interno venne ridisegnato nel '600 dall'architetto Domenico Spotorno e mantiene alcuni tesori d'arte sacra. Risalta tra tutti il pulpito conseguito da Guglielmo da Pisa tra il 1159 e il 1162 per il Duomo della sua città, donato a Cagliari da Pisa nel Trecento a confermare gli antichi legami. Oggi lo si osserva diviso in due parti addossate alla controfacciata.
Nel braccio destro del transetto è conservata una cappella in stile gotico-catalano del XIV secolo a volta nervata. Il trittico sull'altare, detto di Clemente III è stato attribuito al grande pittore fiammingo Rogier van der Weyden. Attraverso una serie di porticine ai lati dell'altare maggiore, si scende al Santuario, ricavato nella roccia e ricoperto di marmi decorati, in cui sono custodite alcune antiche reliquie, ritenute di martiri cristiani.

Il palazzo Viceregio è stato riconvertito in sede della Prefettura. D’impianto catalano, poi rinnovato in età sabauda, si affaccia su piazza Palazzo con un prospetto il tre ordini contraddistinto da una lunga successione di pilastri, prendendo via Martini, si arriva piazza Indipendenza, su cui si affacciano il settecentesco Conservatorio delle Figlie della Provvidenza, la pisana torre di S. Pancrazio e il palazzo delle Seziate.

La Cittadella dei Musei è un originale complesso architettonico che completa nelle moderne strutture i resti delle fortificazioni pisane, spagnole e sabaude.
Accoglie, oltre ad alcune istituzioni universitarie, quattro rilevanti raccolte: il Museo Archeologico nazionale, la Pinacoteca nazionale, il Museo siamese Cardu e la Mostra di Cere anatomiche di Clemente Susini.

Il Museo Archeologico nazionale è incentrato sui reperti delle civiltà antiche e tardo-antiche che si sono subentrate sull'isola, riunisce manufatti di altissima qualità dal Neolitico, all'epoca alto-medievale (VII-VIII secolo). L'esposizione è ordinata in base a criteri topografici e cronologici. Dalle stazioni neolitiche ed eneolitiche, dalle sepolture preistoriche dette "domus de janas", dai nuraghi e dalle tombe a pozzo vengono statuine di dee-madri in pietra, vasellame ceramico ornato, armi e lingotti in rame. Il Museo possiede la più ricca collezione di arte nuragica, tra cui spiccano decine di splendidi bronzetti collocabili dall'età del Ferro sino al periodo fenicio, che rappresentano navicelle votive, guerrieri, sacerdoti, lavoratori.
Alcune statuette colpiscono per la particolarità della figurazione: i guerrieri, forse divinità, posseggono quattro occhi e quattro braccia. Si possono inoltre osservare reperti fenici, puniti e romani: tra essi, la notevole collezione di gioielli punici originari da Tharros.

La Pinacoteca nazionale comprende retabli, tele, arredi e stemmi dal '400 al '700, e una piccola collezione di pitture e sculture otto-novecentesche. La parte più importante è riprodotta dalla collezione di retabli originari dalla distrutta chiesa di S. Francesco in Stampace.
La raccolta è documentata della fioritura dell'arte sarda tra Arto e '500, in seguito ai vantaggiosi contatti con la scuola catalano-valenzana. Tra i resti esposti vi sono opere dei maggiori artisti appartenuti alla così chiamata Scuola di Stampace, tra cui il Maestro di Castelsardo, Pietro e Michele Cavaro, Antioco Mainas.
Tra le opere dei secoli XVII e XVIII, spicca i lavori di Bartolomeo Castagno, Orazio de Ferrari.
Tra i moderni, i bei ritratti di Giovanni Marginotti e Giuseppe Sciuti e alcuni busti di Vincenzo Vela e Giuseppe Calassi, oltre a opere di artisti sardi contemporanei.
È annessa al Museo anche una sezione artigianale-etnografica. Monete, argenti, avori, porcellane e armi di origine asiatica, datati dall'XI al XIX secolo, sono riuniti nel Museo siamese Cardu, di proprietà comunale. La mostra di Cere anatomiche di Clemente Susini mostra 23 modelli anatomici in cera colorata, perfetti, come era nello stile del loro autore, il famoso ceroplasta fiorentino Clemente Susini. Furono conseguiti tra il 1803 e il 1805 per l'anatomista di Olzai, Francesco Antonio Boi, su ordine del futuro sovrano Carlo Felice.

La torre dell'Elefante deve il suo nome a una statuetta in calcare che riproduce l'animale esotico, posta su una mensola a circa 10 metri d'altezza, sul lato che si sporge in direzione di via dell'Università.

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