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vacanze a paestum

A Paestum (Salerno), la luce del tramonto crea sfumature dorate sulle pietre dei templi dorici e delle mura, mirabili i ricordi dei tempi di Poseidonia era una tra le colonie più agiate e fiorenti dell’Italia meridionale. La sua fondazione si deve ai Sibariti, che all’inizio dell’ VI secolo a.C. scelsero come sito del nuovo insediamento la pianura a sud del fiume Sele, allora percorribile da imbarcazioni.
Proprio le caratteristiche morfologiche del luogo portarono nell’VIII secolo all’abbandono dell’abitato, ormai malsano e privo di difese naturali contro i Saraceni.

Superata la porta della giustizia, uno dei quattro varchi aperti nella cinta muraria, la via Sacra illustra la graduale evoluzione dello stile dorico attraverso la così chiamata Basilica, innalzata nel Vi secolo a.C: in onore di Hera, e il tempio di Nettuno: straordinario lo stato di conservazione di quest’ultimo riferibile alla metà del V secolo a.C., con l’imponente pronao della facciata a introdurre un interno suddiviso in tre navate da un doppio ordine di colonne. Subito a nord dell’area sacra fu collocato in epoca romana il foro, su quale si affacciano i aggiori edifici pubblici e religiosi della città.
Alle spalle della piazza, la strada moderna divide in due gli scavi dell’anfiteatro, innalzato in età augusta sul sito già utilizzato da una piscina.

Al di là del foro è stata riconosciuta l’Agorà greca, grazie al ricevimento di un luogo.
Qui si trova il sacello ipogeo, sulla cui titolazione sono state formulate più ipotesi.
Chiude la visita al parco archeologico  il tempio di Cerere in origine ordinato ad Atena.

Al museo archeologico nazionale sono conservati gli oggetti provenienti dall’area archeologica di Poseidonia risaltano le Hydrie in bronzo trovate nel sacello ipogeo, un statua di Zeus del VI secolo a.C. e i dipinti scoperti nella tomba del tuffatore, raro esempio di pittura classica arrivato ai giorni nostri: quattro lastre rappresentano altrettanti momenti del convito e una quinta con una figura umana che si tuffa.

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