Shopping a
Venezia
Fare acquisti nel capoluogo veneto, oltre che un'occasione
piacevole è una vera e propria avventura nella tradizione. Shopping
a
Venezia, in fatti, significa sostanzialmente artigianato e vi si
può trovare un po' di tutto dalle botteghe del "marangoni", ossia
lei corniciai, a quelle dei tappezzieri e degli argentieri.
Ma chi si introduce per le calli di Venezia, nota subito che sono
altri gli articoli dominanti, per i quali la città è famosa in tutto
il mondo: i vetri di Murano con i loro colori cangianti, i merletti
di' Burano, da secoli realizzati con la stessa maniera e infine le
famose maschere che ricordano il periodo del Carnevale.
Le luci di Murano
Murano viene identificata nella produzione vetraria artistica: si
suppone che tale sviluppo sia stato favorito dall'arte del mosaico,
da secoli realizzata nelle città vicine come Ravenna. È sul finire
del secolo XII che le fornaci si raccolgono a Murano, facendo
divenire l'isola il massimo centro vetrario mondiale, da dove i
mercanti veneziani cominciavano i loro viaggi portandosi dietro
oggetti di ogni forma.
Un'altra applicazione che si sviluppò rapidamente fu l'imitazione
delle pietre dure e del cristallo seguita dalla specializzazione di
produrre lenti per occhiali.
La lavorazione del vetro a Murano tocca nel '500 il suo massimo
splendore. Nel rinascimento trova fortuna la decorazione dipinta a
freddo e la creazione di specchi, in sostituzione di quelli
metallici.
Ricami di vetro e di filo
La tradizione del merletto, che rende famosa Burano in tutto il
mondo, sembra abbia origini medievali e derivi dal bisogno delle
donne di ricucire quotidianamente le reti dei mariti pescatori.
Fu dal XVI secolo che Venezia favorì lo sviluppo di questo
artigianato, essendo i merletti di Burano molto stimati ovunque.
Nell'800 venne fondata una scuola per ricamatrici.
Filo tirato, reticello, punto in aria, punto a rosette,
controtagliolo, sono solo alcuni dei vari punti che arricchiscono i
merletti, piccole opere d'arte di pazienza e creatività, tutta al
femminile, tipici della tradizione di Burano.
La maschera di cartapesta
La maschera a Venezia non era usata esclusivamente nel periodo del
Carnevale. I maschereri, così erano chiamati gli artigiani adibiti
alla creazione di maschere.
Fin dai tempi del doge Foscari, avevano un loro statuto, datato 10
aprile 1436. Appartenevano alla frangia del pittori ed erano
assistiti nella loro professione dai targherì che segnavano sopra lo
stucco volti dipinti, a volte di ridicola fisionomia, con dovizia di
particolari.
Oggi le maschere possono essere in cuoio, in gesso e in cartapesta.
Alcune duplicano le fattezze umane, altre i personaggi più noti
della commedia dell'arte.
Le maschere veneziane più ripetuti sono quelle in cartapesta e hanno
una lavorazione complessa. Dopo aver progettato il modello, lo si fa
asciugare e vi si getta sopra una colata di gesso, per ottenere il
calco. Una volta che il calco si è compattato lo si stratifica
dall'interno con una serie di carte vegetali unite a colla, fino a
conseguire uno strato compatto che verrà in seguito rifinito con uno
strato di garza e colla. Questo "scheletro" del calco viene tolto
dopo due giorni, quando si procede al taglio delle narici, degli
occhi e del contorno. L'ultima operazione è quella di levigare le
possibili imperfezioni con la carta vetrata, poi si passerà alla
decorazione.
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