Sestiere Santa Croce
L’ansa settentrionale del Canal Grande contiene questo grande
sestiere raccolto nella parte più interna della città, quasi una
"penisola" che ha in comune con San Polo caratteri urbani e modalità
di sviluppo edilizio nell'arco dei secoli.
II Canal Grande ripropone, nel percorso da Rialto a piazzale Roma,
la lunghissima e importante “palazzata" che, dall’ampia fondamenta e
dai menati di Rialto, dove si sospende per dare spazio alle fitte
calli collocate a scacchiera, riprende il tono aulico e
signorile della grande arteria indicativa dei fasti veneziani, per
poi attenuare modi e stili dell'abitare accostandosi al nucleo di S,
Simeon Piccolo.
La porzione di città compresa tra il limite orientale, Rialto, e
quello occidentale, il Tronchetto, somiglia diligentemente
all'intervallo temporale del processo storico di realizzazione della
città:
II percorso accompagna l’ansa superiore del Canal Grande permettendo
sia di arrivare ai grandi edifici che prospettano sull'acqua
particolare Ca' Corner della Regina, Ca’Pesaro e le Mese, sia di
penetrare nel denso tessuto del sestiere per visitare alcuni campi
di notevole interesse come S. Maria Mater Domini, l'alberato S
Giacomo dell’Orio.
Questo tratto del Canal Grande è servito dalle linee I e 82 dei
vaporetti ACN, con fermate Rialto, Pescaria, S. Stae, Riva di Biasio,
Ferrovia.
Da Rialto a S. Cassiano
Questo percorso, come il precedente, ha inizio dal fulcro di Rialto
e accuratamente dal campo della Pescaria, dal quale ci si introduce
nell'attraente dedalo di percorsi che contiene le memorie degli
antichi mestieri legati alle attività mercantili della
Venezia del passato.
La calle delle Beccherie dà accesso al campo e al ponte sul rio
omonimo. Prima di oltrepassare per arrivare S. Cassiano, si
suggerisce di spingersi nella colle dell'Angelo, che immette in
un'area di Rialto nel medioevo popolata dai lavoratori del mercato.
Campo S. Maria Mater Domini
Questo piccolo ma pregiato campo è tra i più particolari di Venezia
per la forma regolare e proporzionata, cui fanno ala stupendi
edifici tardobizantini e gotici precisamente conservati. Casa Zone,
edificio veneto-bizantino del '200, ha uno dei pochi tetti sporgenti
rimasti in città ed è forata da quadrifora; analoga finestra e archi
trilobati ha la casa di fronte, bizantino-gotica del '300.
Magnifiche pentafore danno luce invece alla casa Viaro-Zane, che
accumula al corpo gotico un secondo piano rinascimentale.
S. Maria Mater Domini
È una chiesa antica come il tessuto edilizio che la attornia, ma
oggi si presenta nelle forme rinascimentali del primo '500,
migliorate dalla facciata in pietra d'Istria assegnata a Jacopo
Sansovino. L'interno a croce greca, di grande semplicità ed
raffinatezza, è accresciuto da un'opera giovanile di Tintoretto
rappresentante l'invenzione della croce.
Ca' Pesaro
È preceduta sulle omonime fondamenta dal palazzo Agnusdio con bella
pentafora decorata da bassorilievi. Ca' Pesaro è uno dei più grandi
edifici sul Canal Grande e meraviglia del barocco veneziano.
Apparteneva alla famiglia Pesaro, tra le più benestanti nella
Venezia del Cinque-Seicento. Iniziato nel 1628 su progetto di
Baldassarre Longhena che riuniva residenze preesistenti, fu
terminato da Antonio Gaspari nel 1710. I complessi e articolati
prospetti sul Canal Grande e sul rio delle Due Torri hanno il colore
candido della pietra d'Istria e sono ornati da statue e immaginose
decorazioni. Dall'ingresso da terra al Canal Grande, attraversa il
pianterreno un superbo androne che si apre sulla scalinata d'approdo
con due enormi arcate a tutto sesto. Il palazzo è sede del Museo
d'Arte moderna e del Museo d'Arte orientale.
Museo d'Arte moderna
Sezione dei Musei civici, fu creato nel 1897 con un nucleo di opere
originari dalle prime Biennali d'Arte rappresenta una delle più
grandi collezioni di pittura, scultura e grafica italiane e
straniere tra la fine dell'800 e l'età contemporanea.
Sono qui comprovati, per il XX secolo: Giorgio Morandi, Umberto
Boccioni, Alberta Savinio, Giorgio De Chirico, CarloC arrà, Paul
Klee, Gustav klimt, Max Ernst, Pierre Bonnard; per la scultura,
Henry Moore, Francesco Messina, Arturo Martini, Jean Arp, Arnaldo
Pomodoro, Michele Cascella.
Museo d'Arte orientale (visite: 9¬14; chiuso lunedì).
Ha una tra le più grandi collezioni di opere giapponesi del periodo
Yedo o Edo cui si affiancano sezioni dedicate alla Cina e
all'Indonesia. Esse riproducono una parte dei 30 mila pezzi raccolti
dal conte di Bardi alla fine dell'800 durante i ripetuti viaggi in
Oriente.
Campo S. Stae
Questa "terrazza" sul Canal Grande è dominata dalla grande facciata
barocca della chiesa da cui ha preso il nome realizzata da
Domenico Rossi.
L'interno a navata unica accoglie opere dei maggiori maestri del
primo '700: Martirio di S. Bartolomeo di Giambattista Tiepolo,
Martirio di S. Giacomo maggiore del Piazzetta, Liberazione di S.
Pietro di Sebastiano Ricci.
L'adiacente ex Scuola dei Tiraoro e Battioro, con bella facciata
settecentesca, fu residenza della confraternita degli orafi. In
angolo col Canal Grande, il palazzo PriuliBon.
Palazzo Mocenigo
Sulla vicina salizzada di S. Stae sorge questo grande palazzo
seicentesco, stato di proprietà della famiglia che dette ben sette
dogi alla Serenissima. Oggi è residenza del Museo e del Centro studi
di Storia del Tessuto e del Costume che espone ricche collezioni di
tessuti e costumi antichi, oltre a una collezione di libri
specializzata.
Campo S. Giacomo dell'Orlo
La scenografia urbana di questo campo è di grande fascino, giocata
sui rapporti con la complessa volumetria dell'antica chiesa,
sull'alberatura che è elemento di arredo urbano poco ripetuto nel
centro della città e sulle tre vere da pozzo cinque¬centesche;
attorno, l'irregolarità dello spazio trova unificazione
nell’estensione delle cortine edilizie, qualificate da raffinati
palazzi sei-settecenteschi.
S. Giacomo dell'Orlo
La chiesa, tra le più primitive di Venezia fu riedificata nel 1225 e
subì nei secoli successivi differenti aggiunte e modificazioni,
armonicamente integrate nella struttura medievale.
L'interno basilicale a tre navate, aumentandosi nel transetto e
nelle cappelle absidali a essere quasi una croce greca, dà forma a
spazi e sfondi inattese, tanto da suscitare il fascino dell'antico
luogo di culto.
Tra i molti tesori d'arte custoditi, scrutare in particolare
l'acquasantiera della navata centrale, il pulpito lombardesco
accostato a una colonna del VI secolo, il Crocifisso ligneo
trecentesco di Paolo Veneziano e la Madonna col Bambino e santi di
Lorenzo Lotto.
Fondaco dei Turchi
Si apre alla fine della salizzada omonima l'ingresso da terra di
quest'esemplare casa-fondaco veneto-bizantina del XII-XIII secolo,
rivolta dalla Serenissima a deposito di merci e albergo per i
commercianti turchi. Il forte restauro ottocentesco ha alterato
l'aspetto originario, contraddistinto dal gioco serrato delle 28
arcate del portico e della loggia. Il palazzo è sede del Museo
civico di Storia naturale che elenca collezioni di fossili, minerali
e fauna marina, erbari e raccolte etnografiche.
Riva di Biasio
È la fondamenta che corre lungo il Canal Grande, in vista dello
sbocco del canale di Cannaregio, arricchito e reso solenne dal
complesso monumentale formato dal fianco della chiesa di S. Geremia,
dalla facciata sull'acqua di palazzo Labia e dal bel ponte delle
Guglie. Sulla riva presentano il seicentesco palazzo
Marcello-Toderini, il contemporaneo palazzo Donò-Balbi, il palazzo
Corner.
S. Simeon Grande
La chiesa dedicata a S. Simeone Profeta è d'antica fondazione ed era
preceduta dal cimitero, come si ricava dal nome del campo sagrato,
cioè campo Santo. Su questo ora presenta la facciata rifatta nel
XVIII secolo, mentre nell'interno rimangono le antiche colonne con
capitelli bizantini.
Rio Marin
Dal ponte della ,Bergama, in ferro, si possono cogliere l'intero
corso arcuato del rio e le due luminose fondamenta, dette anche dei
Garzoti che lo cabotano.
Su esse presentano il palazzo Gradenigo grande realizzazione
seicentesca forse su progetto di Baldassarre Longhena, e il palazzo
Soranzo-Cappello del tardo '500 e con bel giardino.
S. Simeon Piccolo
La chiesa innalzata nel 1718-38 da Giovanni Scalfarotto quasi al
termine del Canal Grande, vi si allunga con l'elegante pronao
corinzio posato su un alto basamento gradinato, riconvocando la
vicina S. Nicolò da Tolentino. L'articolazione delle parti - dal
pronao ret-tangolare all'aula interna circolare oltrepassata da alta
cupola, al presbiterio con transetto a esedre - configura uno spazio
chiaro e severo.
Campazzo e campo dei Tolentini
Divisi da un alto edificio per abitazioni, il campazzo si distende
lungo il fianco della chiesa di S. Nicolò da Tolentino ed è definito
dal 1984 dall'ingresso, conseguito da Sergio Los su progetto di
Carlo Scarpa, della residenza principale dell'istituto universitario
di Architettura. Il campo, invece, si apre dinanzi al pronao
corinzio sopraelevato di S. Nicolò da Tolentino, affacciandosi sul
rio con un'inusuale balaustra di pietra.
La chiesa fu concepita e cominciata da Vincenzo Scamozzi, cui si
deve l'interno a croce latina e d'ispirazione palladiana, con un
ricco allestimento di stucchi.
Giardino Papadopoli
Questo grande spazio verde è quel che rimane del parco in origine
annesso al cinquecentesco palazzo Foresti-Papadopoli, che fu
tagliato in due e ridotto nell’estensioni dall'apertura del rio Novo
nel 1933. Varcato il ponte sul rio, si scende sulle fondamenta che
definiscono il piazzale Roma.
|