Piazza San Marco
Piazza S. Marco è un luogo straordinario, nel quale si
concentrano la vicenda storica e la civiltà stessa della
Serenissima. Nell'anno 828 sbarcò su questa riva il corpo di S,
Marco Evangelista fatto portare dai veneziani da Alessandria
d'Egitto per asserire allegoricamente, attraverso una testimonianza
basilare della cristianità, il loro ruolo nel mondo altomedievale.
Da allora, la piazza diventò il centro generatore dell'intera
struttura urbana, dove la continuità delle funzioni religiose con la
Basilica di S. Marco, politiche con Ducale, amministrative con
Procuratie Vecchie e Nuove e culturali con la Libreria Sansoviniana,
ha condensato memorie e fascini di intensità speciale, in una trama
dagli esiti straordinariamente armoniosi.
La grande scena urbana, centro di un tessuto edilizio fitto e
antico, è giocata sulla monumentalità grandiosa delle architetture e
sull’ampia articolazione degli spazi esterni e interni, terrestri e
acquatici, in stretto rapporto reciproco e frutto di una lodevole
fusione di stili e di espressioni culturali diversi. Lo spazio
vicino alla Basilica si accresce verso l'acqua nella platea
marciano, sigillo del rapporto della città con la laguna Il sestiere
che ne porta il nome è definito da una delle due imponenti anse del
Canal Grande, che proprio davanti a S. Marco si apre confondendo con
il bacino del porto della Serenissima. La piazza è raggiungibile con
le linee di vaporetti ACN 1 e 82, fermata S, Marco.
Piazza San Marco
L'uniformità di questo ampio spazio, emblema della potenza della
Serenissima, sono la sintesi di una cultura urbana accresciuta e
maturata nell'arco di un millennio. Piazza S. Marco fu conseguita a
partire dal primo insediamento religioso del IX secolo cui poco più
tardi si accostò la residenza del doge. Comincia ad assumere una
forma confrontabile con l'attuale 300 anni dopo, quando
l'interramento del canale Batario e la ricollocazione della chiesa
di S. Geminiano concessero di raddoppiare l'estensione dell'allora
modesto spazio di fronte all'anticha Basilica e al Palazzo Ducale.
La realizzazione delle Procuratie, fissate a uffici e residenze di
alti magistrati, del campanile e della torre dell'Orologio, e poi
della Libreria Sansoviniana e della Zecca, cooperarono a definirne
il definitivo assetto urbanistico. Se il '500 è il secolo delle
modifiche radicali, il '700 opera sull'immagine complessiva mentre
l'800 inserisce il gusto neoclassico dell’Ala napoleonica per
collegare le due lunghe cortine rinascimentali.
Basilica di S. Marco
La splendida mole della Basilica riassume le grandi stagioni
dell'architettura e dell'arte veneziana, da quella bizantina delle
origini al romanico e al gotico fino al rinascimento di Jacopo
Sansovino. Alzata a Cattedrale in epoca relativamente recente è da
sempre la maggiore chiesa della città (visite: feriali 9.30-17,
festivi 14¬16.30), il luogo dove venivano benedetti i dogi.
Nell’829 iniziò la sua edificazione per ricevere le spoglie di San
Marco giunte a
Venezia.
Da Alessandria d’Egitto. Il tempio dedicato al nuovo patrono della
città. riorganizzata in diverse occasioni ma sempre sulle originarie
fondazioni, la Basilica assunse dal 1060 il tipico profilo delle
chiese bizantine, a croce greca e cupola centrale con quattro cupole
minori su ogni campata, mentre l’interno venne e rivestito da un
manto di preziosi mosaici.
Nel XIII secolo si decise di esaltare il volume della chiesa
innalzando, sopra le cupole rotonde, grandi sopraelevazioni
terminanti con cupoletta a bulbo.
Il lavoro di decorazione continuò ancora nell’800 si segnalavano
operazioni di rifacimento di alcuni mosaici. E proprio i mosaici a
fondo d'oro, che si stendono per una superficie complessiva di 4240
m2.
La facciata. Ha uno sviluppo orizzontale ed è articolata su un
doppio ordine di cinque arcate e tagliata per l'intera lunghezza da
una terrazza balaustrata. II piano inferiore presenta un complesso
intreccio di archetti sporgenti, ordini sovrapposti di colonne,
rilievi e decorazioni. Nella calotta della la arcata si trova
l'unico mosaico antico rimasto in facciata, Traslazione del corpo di
S. Marco nella chiesa.
Nella lunetta della seconda arcata, Il corpo di S. Marco onorato dal
doge, su cartone di Sebastiano Ricci. Attorno alla lunetta della
terza, tre archi decorati da strupendi bassorilievi duecenteschi uno
dei più rilevanti cicli della scultura romanica in Italia;
nell'intradosso dell'arco maggiore sono inseriti i bassorilievi dei
mestieri, rappresentanti le principali occupazioni cittadine.
Nella figura del vecchio con le stampelle che si morde un dito la
tradizione identifica l'architetto della chiesa. Nella quarta,
mosaico seicentesco. Nella quinta, ancora un mosaico del '600 , cioè
la Trafugamento del corpo di S. Marco. Sulla terrazza superiore sono
poste le copie dei quattro cavalli inviati a Venezia da
Costantinopoli dal doge Enrico Dandolo nel 1204.
Il fianco meridionale, verso Palazzo Ducale. È introdotto, presso
l'angolo, dalla pietra del bando, da cui venivano lette le ordinanze
della Repubblica. Seguono il portale d'accesso al Battistero e,
opposti, i due pilastri acritani portati dalla città di San Giovanni
d'Acri dopo il 1256. Sullo spigolo è il gruppo in porfido dei
Tetrarchi. opera siriaca del IV secolo raffigurante effigi di
Diocleziano e degli altri tre imperatori che con lui regnarono alla
fine del III secolo; la tradizione popolare ne ha fatto quattro
mori, impietriti per aver tentato di trafugare il tesoro della
Basilica.
Il fianco settentrionale, verso la piazzetta dei Leoni. Riprende lo
schema compositivo della facciata, anche se il restauro ottocentesco
ha tolto il vecchio splendore delle decorazioni originarie. L'atrio
è l'ambiente che precede l'ingresso alla chiesa, mediando il
passaggio dalla luce esterna alla penombra dorata dell'interno. Il
pavimento risale al secolo XI-XII; il soffitto è ricoperto da
stupendi mosaici su temi tratti dall'Antico Testamento.
L'interno di S. Marco
Di grandiosa e severa imponenza, trafigge per lo straordinario gioco
dei volumi definiti da cupole e arcate, rivestite di mosaici dorati,
mentre a terra risaltano le pavimentazioni a motivi geometrici. La
pianta è a croce greca, con pilastri e colonne dagli splendidi
capitelli bizantini che suddividono lo spazio interno in tre navate
con soprastanti matronei antichi.
Le superfici murarie superiori sono decorate con splendidi mosaici a
fondo oro, solo in parte originali.
Il ciclo musivo ha come principio ispiratore l'esaltazione della
Chiesa di Cristo e di quella veneziana di S. Marco; gli esemplari
delle cupole sono tra i più belli e i più antichi.
Alla cupola della Pentecoste, Predicazione degli apostoli; alla
volta, scene della Passione; sulla cupola centrale, duecentesco
Cristo benedicente; su quella di S. Leonardo e del SS. Sacramento,
coevi santi; nella cupola del presbiterio, Cristo e profeti; i
mosaici dell'abside sono forse i più vecchi della Basilica; nella
cupola di S. Giovanni, episodi della vita dell'Evangelista.
Battistero
Conseguito con la ristrutturazione del XIV secolo chiudendo l'atrio
verso la piazzetta, accoglie tombe di dogi e la lastra tombale di
Jacopo Sansovino, il più famoso architetto di S. Marco e autore del
fonte battesimale al centro. Sulla parete opposta all'altare è
l'entrata alla cappella funeraria del cardinale Giovanni Battista
Zen.
Presbiterio
Sopraelevato sulla cripta, è disunito dal resto della chiesa dalla
maestosa iconostasi in marmi policromi; sull'architrave al centro,
grande Croce in bronzo e argento e, ai lati, Madonna, S. Giovanni e
i 12 apostoli, capolavori di Jacobello e Pier Paolo Dalle Masegne.
L'altare maggiore in marmo custodisce l'urna con le spoglie di S.
Marco, ritrovate in una cassa dentro una pietra della cripta durante
i restauri del 1811.
Il ciborio con baldacchino è sorretto da quattro stupendi colonne di
alabastro completamente scolpite con episodi dei Vangeli canonici e
apocrifi, Dietro l'altare maggiore è la pala d'Oro iniziato a
Costantinopoli nel X secolo per volere del doge Pietro Orseolo I e
terminato nel 1342.
Nella nicchia centrale dell'abside, l'altare del Sacramento è
preceduto da colonne in marmo e in alabastro.
Le cappelle di S. Clemente e li S. Pietro, ai lati del presbiterio,
sono entrambe precedute da una bella iconostasi. L'immagine della
Madonna Nicopeia opera bizantina del secolo XII che fu bottino della
IV crociata ed è considerata protettrice di Venezia, è generata
nella cappella omonima. La cripta contiene, dietro l'altare, il
masso entro cui nel 1811 fu rinvenuta la cassa con le ossa di san
Marco.
Tesoro di S. Marco (visite: 9.45¬16.30; ingresso dal transetto
destro).
La pregiata raccolta, tra i più ricchi tesori di arte sacra, enumera
oggetti liturgici e reliquiari provenienti da Costantinopoli e
prodotti dell'oreficeria bizantina dei secoli XI e XII.
Galleria di S. Marco (visite: 9.45¬16.30)
Contiene preziosi oggetti d'arte e di interesse storico della
Basilica, tra cui i quattro cavalli in bronzo dorato, originari da
Costantinopoli, giunti a Venezia come bottino del doge Dandolo
durante la IV crociata e in origine posti sopra la terrazza della
Basilica.
Piazzetta dei Leoni
A sinistra della Basilica, prende nome dai due leoni in marmo rosso
del 1722. Sul fondo si alza il neoclassico palazzo Patriarcale,
mentre a nord si trova l'ex chiesa di S. Basso, opera in parte di
Baldassarre Longhena.
Palazzo Ducale.
Emblema del governo della Repubblica e massima espressione
dell'architettura gotica veneziana, venne fondato come castello nel
secolo IX e subì la prima radicale trasformazione nel 1172-78,
diventando residenza dogale e sede delle principali istituzioni
della Repubblica e di altri uffici di magistratura.
Agli inizi del '300 si decise di allargare e da allora i lavori
continuarono pressoché ininterrotti fino al 1463.
L'edificio (visite: 29 marzo-31 ottobre 9-19, I° novembre-28 marzo
9-17; la biglietteria chiude sempre 90 minuti prima) si presenta
come un volume regolare, alleggerito da un portico continuo al piano
terra e, al primo, da una loggia sopra la quale corre un'alta parete
con poche finestre e decorata con pietre bianche e rosate a motivi
geometrici. La scelta di conseguire un volume vuoto sotto e pieno
sopra risale forse già all'epoca costruttiva bizantina, rafforzata
dal rifacimento gotico. Le due facciate, sul molo e sulla piazzetta,
sono uguali e hanno entrambe finestre ogivali con al centro
splendidi balconi.
Procuratie Vecchie
Si chiama così il lungo edificio che definisce il lato nord di
piazza S. Marco, già destinato a uffici e residenza per i
procuratori di S. Marco. Costruite nel secolo XII su un solo piano,
le Procuratìe furono riorganizzate su probabile progetto di Mauro
Codussi e terminate nel 1514 dal Sansovino, che aggiunse un piano.
Due livelli di 100 arcatelle a tutto sesto poggiati sul portico di
50, adibito a botteghe, rinnovano la leggerezza della tradizione
veneto-bizantina del precedente edificio.
Torre dell'Orologio
Conclude a est il prospetto delle Procuratìe Vecchie all'imbocco
delle Mercerie verso Rialto, fungendo dunque da elemento di
riconoscimento spaziale e funzionale della via principale di
contatto tra il centro politico-religioso e quello commerciale.
Voluta dal Senato della Repubblica, fu conseguita nel 1496¬99 su
probabile progetto del Codussi e ingrandita nei due corpi laterali
nel 1506, poi sopraelevati da Giorgio Massari.
L'ora è suonata dai Mori, due statue in bronzo che battono con
lunghi martelli su una grande campana. L'orologio indica ore, fasi
lunari e moto del sole nello Zodiaco. Elementi celebrativi sono
anche il Leone di S. Marco e la Vergine entro nicchia.
Procuratìe Nuove
Il complesso sul lato meridionale di piazza S. Marco continua, con
l'aggiunta di un piano,
lo schema compositivo della Libreria Sansoviniana assicurando una
sostanziale unità architettonica e stilistica allo spazio mariano.
Furono iniziate da Vincenzo Scanozzi e terminate da Baldassarre
Longhena a metà del XVII secolo. Sotto i portici, il settecentesco
caffe Florian è uno lei più esaltati luoghi di ritrovo della città,
mentre gli ambienti interni ospitano il Museo archeologico, la
Biblioteca del Museo Correr e il Museo del Risorgimento e
dell'Ottocento veneziano.
Campanile di S. Marco
Alto quasi 100 metri, rappresenta il maggiore riferimento visivo
della città. Fu ristrutturato agli inizi dei '500 su progetto di
Giorgio Spavento e direzione di Bartolomeo Bon; caduto
all'improvviso il 14 luglio 1902, il Consiglio comunale lo ricostruì
nel 1912.
La loggetta alla base, sede del corpo di guardia degli Arsenalotti,
è del Sansovino ma fu sopraelevata nel '600 e, dopo il crollo del
campanile, ricostruita rimettendo insieme i frammenti originari.
L'inusuale posizione isolata si spiega con l'originaria funzione di
torre di avvistamento (oppure con un primitivo allineamento con
edifici demoliti nel '500.
Piazzetta S. Marco
Aperta sul Bacino, è uno splendente piazza che funge da "porta
trionfale" della città, limitata dal prospetto meridionale del
Palazzo Ducale e dalla Libreria Sansoviniana. Due colonne
monolitiche, con capitelli veneto-bizantini su cui appoggiano il
leone di S. Marco e la statua di S. Teodoro, primo patrono della
città, incorniciano l'invaso dialogando con il complesso sull'isola
di San Giorgio Maggiore
Libreria Sansoviniana
Destinata alla biblioteca fondata con la donazione del cardinale
Bessarione, venne iniziata Jacopo Sansovino e compiuta alla sua
morte da Vincenzo Scamozzi. L'edificio è una loggia su due piani,
scandita da 21 arcate che sono inquadrate da semicolonne doriche e
ioniche; la sua concezione ispirerà le Procuratìe Nuove. Per il
monumentale scalone si sale al vestibolo e al grandioso salone
disegnato dal Sansovino: alle pareti, le tele sono del Veronese, del
Tintoretto e di Andrea Schiavone.
Museo archeologico
Ordinato in alcuni ambienti delle Procuratìe Nuove, il museo
(visite: stessi orari del Palazzo Ducale) ebbe origine dal lascito
del cardinale Domenico Grimani che donò alla Serenissima marmi e
bronzi rinvenuti a Roma. Comprende un'importante raccolta di
sculture greche, di frammenti di architetture e di sculture romane.
Tra i pezzi più importanti sono le statue femminili greche del V e
IV secolo a.C., la tarda-ellenistica ara Grimani, tre Galli della
fine del III secolo a.C, e i busti di Traiano e Vitellio.
Zecca
L’ordinamento dell’area marciana iniziò con questo edificio a
bugnato progettato dal Sansovino odierna sede della Biblioteca
Nazionale Marciana.
L'istituzione, nata dal lascito del cardinale Bessarione di circa
mille codici greci e latini, si arricchì in seguito con
l'incorporazione di biblioteche di conventi soppressi; pregevole il
breviario Grimani, codice miniato di fine XV secolo ritenuto tra i
più pregiati esemplari in Europa.
Ala napoleonica
Chiude il lato di piazza S. Marco opposto alla Basilica, unendo le
Procuratìe Vecchie alle Nuove. Iniziata dopo l’abbattimento della
sansoviniana chiesa di S. Geminiano, fu ultimata da Giuseppe Maria
Soli durante la Restaurazione. Il monumentale scalone a due rampe
interno porta al ricco Salone napoleonico, concepito da Lorenzo
Santi e decorato in stile neoclassico.
Museo Correr
Ospitato nell'Ala napoleonica e in alcune sale delle Procuratìe
Nuove, questo museo (visite: stessi orari del Palazzo Ducale)
comprende una rilevante pinacoteca e interessanti raccolte di
oggetti d'arte, cimeli e documenti della storia della Repubblica di
Venezia.
Dalla Loggia napoleonica si raggiunge la Sala canoviana, ambiente
neoclassico dove sono presentate opere di Antonio Canova tra cui
Dedalo e Icaro.
Gli ambienti seguenti sono dedicati all'autorità dogale e ai cimeli
del doge Francesco Morosini, detto il Peloponnesiaco.
Quadreria
Riallestita da Carlo Scarpa nel 1960, la pinacoteca elenca dipinti
di scuola veneziana dal '300 al '500, di ferraresi, di fiamminghi e
di tedeschi. Si ricordano: Pietà di Cosmè Tura; l'affascinante Pietà
di Antonello da Messina; Crocifissione di Jacopo Bellini; Madonna
col Bambino, Pietà, Trasfi-gurazione e Crocifissione di Giovanni
Bellini.
Museo del Risorgimento e dell'Ottocento veneziano
L'ultima raccolta del Museo Correr, al secondo piano del palazzo,
illustra la storia della Serenissima dalla fine del '700, fino alla
caduta della Repubblica, 1797 all'annessione di Venezia al Regno
d'Italia. Sono ovviamente poste in evidenza le tappe sostanziali
delle vicende veneziane nell'ambito del risorgimento italiano.
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