vacanze a tricarico
Tricarico (Matera) iniziò a svilupparsi sul sito attuale solamente in epoca longobarda, conoscendo una seconda estensione urbana sotto i Normanni. Lo spazio compreso fra i rioni e il castello venne nel tempo riempito di residenze e di chiese; fuori della cerchia difensiva, della quale restano quattro porte, comparvero nel tardo '400 i conventi di S. Maria del Carmine e di S. Antonio da Padova, dove si formarono artisti quali il pittore Pietro Antonio Ferro e lo scrittore Rocco Scotellaro, sepolto nel cimitero del borgo. Vale la pena di spingersi nel Parco regionale Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, che racchiude oltre 4000 ettari di foresta.
Il convento di S. Chiara.
L'edificio sacro deriva dalla trasformazione del castello cui apparteneva la poderosa torre Normanna, in luogo di clausura per ragazze di alta dinastia. Alla chiesa del complesso, allargato e ristrutturato fino all'inizio dell'800, si entra dalla cappella dei Crocifisso, affrescata dal Ferro intorno al 1611. Il tempio, pur riutilizzato, conserva l'impianto ad aula unica del XII secolo; nel soffitto a cassettoni è incastonata una tela del '500, epoca cui va riferita anche una Porziuncola di scuola venera, mentre l'Immacolata è opera di Pietro Antonio Ferro.
La chiesa Madre.
L’impianto romanico ha subito molte modifiche sia nella facciata, sia nell’interno, dove gli stucchi barocchi risalgono al 1777, vi è custodita una Deposizione di Pietro Antonio Ferro, un trittico su tavolo attribuito a un maestro cinquecentesco e il trasporto al sepolcro, sempre dovuto al ferro. Sue sono anche le due tele del presbiterio, dove si osservano pure i pannelli di un polittico di Antonio Stabile del XVI secolo e un bel dipinto murale dello stesso secolo.
Il convento di S. Chiara.
L'edificio sacro deriva dalla trasformazione del castello cui apparteneva la poderosa torre Normanna, in luogo di clausura per ragazze di alta dinastia. Alla chiesa del complesso, allargato e ristrutturato fino all'inizio dell'800, si entra dalla cappella dei Crocifisso, affrescata dal Ferro intorno al 1611. Il tempio, pur riutilizzato, conserva l'impianto ad aula unica del XII secolo; nel soffitto a cassettoni è incastonata una tela del '500, epoca cui va riferita anche una Porziuncola di scuola venera, mentre l'Immacolata è opera di Pietro Antonio Ferro.
La chiesa Madre.
L’impianto romanico ha subito molte modifiche sia nella facciata, sia nell’interno, dove gli stucchi barocchi risalgono al 1777, vi è custodita una Deposizione di Pietro Antonio Ferro, un trittico su tavolo attribuito a un maestro cinquecentesco e il trasporto al sepolcro, sempre dovuto al ferro. Sue sono anche le due tele del presbiterio, dove si osservano pure i pannelli di un polittico di Antonio Stabile del XVI secolo e un bel dipinto murale dello stesso secolo.


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