vacanze a montescaglioso
Quando vi s’insediarono i Greci, l’abitato di Montescaglioso (Matera) esisteva già da vari secoli. Lo testimoniano gli scavi archeologici fatti nei dintorni dell'abbazia, dove sono state reperite fornaci e tombe con preziosi corredi funebri (IV secolo a.C.), e nel territorio comunale, dal quale proviene la statua di Aiace Telainonio in mostra al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria.
L'abbazia di S. Michele Arcangelo.
La tradizione vuole che una comunità di monaci basiliani vi abbia abbracciato la regola benedettina fin dal 537, ma le prime notizie documentate sul complesso religioso risalgono ai lasciti ricevuti dai Normanni. L'abbazia, declinata nel tardo medioevo, fu totalmente ristrutturata da fine del '400, imparando nuova fioritura fino al 1784, quando i monaci si spostarono a Lecce. I due chiostri mostrano un'interessante iconografia d'ispirazione tardomedievale, fatta eccezione per gli affreschi nelle lunette, che similmente al bellissimo ciclo pittorico della Biblioteca richiamano la cultura tardomanierista: riconducibili ai primi decenni del XVII secolo, sono assegnati al maestro lucano Girolamo Todisco e alla sua bottega. Stessa matrice stilistica rivela i dipinti della Sala capitolare.
La chiesa, riedificata nel XVI secolo ricavando otto cappelle al posto delle due navate laterali, deve i suoi eleganti stucchi a un intervento settecentesco; le tele sistemate nell'abside sono attribuite a Mattia Preti.
L'abbazia di S. Michele Arcangelo.
La tradizione vuole che una comunità di monaci basiliani vi abbia abbracciato la regola benedettina fin dal 537, ma le prime notizie documentate sul complesso religioso risalgono ai lasciti ricevuti dai Normanni. L'abbazia, declinata nel tardo medioevo, fu totalmente ristrutturata da fine del '400, imparando nuova fioritura fino al 1784, quando i monaci si spostarono a Lecce. I due chiostri mostrano un'interessante iconografia d'ispirazione tardomedievale, fatta eccezione per gli affreschi nelle lunette, che similmente al bellissimo ciclo pittorico della Biblioteca richiamano la cultura tardomanierista: riconducibili ai primi decenni del XVII secolo, sono assegnati al maestro lucano Girolamo Todisco e alla sua bottega. Stessa matrice stilistica rivela i dipinti della Sala capitolare.
La chiesa, riedificata nel XVI secolo ricavando otto cappelle al posto delle due navate laterali, deve i suoi eleganti stucchi a un intervento settecentesco; le tele sistemate nell'abside sono attribuite a Mattia Preti.


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