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dal Gianicolo al mare di Roma
Scorrendo i nomi dei tanti artisti che lasciarono tracce del loro
prezioso operato nell'area già presa dal Campo Morzio romano, alcuni
dei quali spinti dalla forte concorrenza nutrito nei confronti dei
colleghi, ci sarebbe da meravigliarsi se non ne fosse scaturita uno
straordinario passaggio di capolavori.
Tale scenario, un tempo ispiratore di rilevanti pagine letterarie e
poi ininterrottamente celebrato dall'arte del cinema non si compone
solo di chiese monumentali, ma anche di straordinari documenti del
passato.
È possibile completare la passeggiata attraverso l'area presentata
nel giro di mezzo giornata, senza però valutare i tempi di visita di
monumenti e musei.
Collegio Romano (metro A, fermata Piazza di Spagna).
Nell'800 i romani regolavano i loro orologi su quello messo nella
facciata in cotto del palazzo, innalzato per volere di Ignazio di
Loyola per coloro che aspiravano a entrare nella Compagnia di Gesù.
Ma nell'imponente complesso, che occupa un intero isolato
incorporando anche la chiesa di S. Ignazio ebbero sede nel tempo
molteplici istituzioni culturali prima che vi giungesse aperti il
liceo Ennio Quirino Visconti.
Via del Pie' di Marmo
La via prende nome da un gigantesco reperto di età classica che
presenta caratteri egittizzanti. Qui infatti sorgeva fino al '500 il
tempio dedicato da Domiziano a Iside e Serapide, e da tale luogo di
culto proviene il piede in marmo angolo con via di S. Stefano del
Cacco, dove fu spostato dalla prima collocazione.
S. Maria sopra Minerva
La chiesa, nel 1280, venne ricostruita in linee gotiche, nel '600
Carlo Maderno cambiò l'originaria facciata a guscio simili a quella
della chiesa di S. Maria in Aracoeli, nella quale si aprono oggi tre
portali e che ingloba alcune targhe relative alle piene del Tevere
dal 1422 al 1870.
A Mino a Fiesole, Verrocchio e Giuliano da Maiano l'arcata
d'ingresso della cappella Carafa, ricavata nel transetto destro, la
decorazione ad affresco fu eseguita Filippino Lippi.
È di Michelangelo la statua di Cristo risorto il pilastro sinistro
del presbiterio, mentre Giuliano da Sangallo intervenne nel 1536 sul
coro per potervi alloggiare i monumenti funebri di Clemente VII e di
Leone X, scolpiti da Antonio da Sangallo il Giovane.
Piazza della Rotonda
È talmente, riempita della presenza del Pantheon. che è diventato
generale chiamarla piazza del Pantheon. L'eccezionale complesso
romano calamita in effetti tutta l’attenzione, trasformando questo
spazio in una sorta di vestibolo del monumento.
Meritano tuttavia uno sguardo anche i palazzi settecenteschi che
compongono un piacevole sfondo architettonico e la fontana, scolpita
da Leonardo Sormani sulla quale svetta l'obelisco di Ramsete II.
Il Pantheon (visite: feriali 9-18.30; festivi 9-13)
È uno dei reperti del passato più famosi al mondo; che incredibile è
il suo stato di conservazione.
Le fasi costruttive.
Il tempio fu costruito nel 27 a.C. per desiderare di Marco Agrippa,
marito della figlia di Augusto; fu però Adriano a ricostruire nel
118-125, conservando e risistemando sulla fronte l'iscrizione
originaria che a lungo ha ingannato gli studiosi quanto all'esatta
datazione del mo¬numento. Con la fine dell'impero cadde in abbandono
fino a quando Foca, imperatore di Bisanzio, lo diede nel 608 a
Bonifacio IV, che l’offrì alla Madonna e a tutti i martiri;
destinato in seguito anche a fortilizio.
Dopo l’Unità fu designato come sacrario dei re d'Italia; i
conseguenti restauri eliminarono le cancellate del pronao e i
campanili aggiunti da Gian Lorenzo Bernini.
L'interno del Pantheon
L'interno ha sette nicchioni semicircolari e rettangolari,
introdotti da coppie di colonne scanalate e intervallati da edicole
con colonnine che reggono timpani; un ottava nicchia, sormontata da
un arco, è posta di fronte all'ingresso. L'occhio nella volta, a
cassettoni, rappresenta l'unica fonte di luce naturale
dell'edificio.
L'affresco nella I a nicchia a destra è assegnato a Melozzo da
Forlì; La seconda nicchia destra conserva la tomba di Vittorio
Emanuele II, disegnata da Manfredo Manfredi.
Sul lato opposto della sala,la tomba di Raffaello ricavata da un
antico sarcofago in marmo greco. La sesta nicchia accoglie i
sepolcri di Umberto I e di Margherita di Savoia.
S. Luigi dei Francesi
Questa chiesa (visite: 8.30-12.30 e 15,30-19; chiusa giovedì
pomeriggio) venne innalzata nell'arco di settant'anni.
Nella facciata in travertino si aprono nicchie che accolgono quattro
statue: nell'ordine inferiore Carlo Magno e S. Luigi nell'ordine
superiore S. Clotilde e S. Giovanna di Valois. Si deve a un altro
transalpino, Antoine Dérizet, la decorazione in marmi e stucchi tre
navate interne.
In realtà tutti hanno occhi soltanto per i capolavori di Caravaggio
custoditi nella Cappella :Contarelli: il S. Matteo e l’angelo
all'altare, il Martirio di S. Matteo alla parete destra e la
Vocazione di S. Matteo alla parete sinistra.
Palazzo Madama
La sede del Senato della Repubblica deve il proprio nome a madama
Margherita d'Austria, vedova Medici. Ed era stato un altro membro
della famiglia fiorentina ad avviare nel 1503 la realizzazione
dell'edificio, ingrandito già nel 1512.
Fu però Paolo Marucelli a definirne l'aspetto attuale, nel quale la
facciata su corso del Rinascimento è caratterizzata dal portale su
colonne sovrastato da un balcone, e dalle finestre con cornici.
Palazzo della Sapienza
Oggi è l'Archivio di Stato, che contiene documenti dello Stato
pontificio, a occupare l'edificio, iniziato nel '500 e ultimato ai
primi del secolo successivo. Nel 1632 vi mise mano Francesco
Borromini, al quale si deve la chiesa di S.Ivo.
Merita un cenno particolare la bellissima cupola a spirale che
presenta un originale lanternino cuspidato e la tela sull'altare
maggiore di Pietro da Cortona.
Piazza Navona
II disegno riprende quello dello stadio di Domiziano sul quale a
partire dal '200 cominciarono a nascere piccole abitazioni e
fortificazioni, accostate nel rinascimento da chiese e palazzi; nel
1477 fu trasferito nella piazza il mercato tenuto fino ad allora in
Campidoglio.
Fontana dei Fiumi
Le quattro personificazioni fiumi coincidono rispettivamente al
Nilo, al Gange, al Danubio e al Rio della Plata La fontana del
Bernini è posta di fronte borrominiana chiesa di S. Agnese in Agone.
Sul basamento a scogliera del monumento poggia un obelisco
proveniente dal circo di Massenzio. Bernini disegnò pure la fontana
del Moro, così detta dall'etiope che I delfino; si deve invece a
Giacomo Porta.
S. Agnese in Agone
Dice la tradizione che la santa, presentata nuda alla gogna coperta
dai suoi capelli snodatisi per prodigio. Proprio sul luogo del
miracolo sarebbe sorta nell'VIII secolo la chiesa (visite:
16.30-19 domenica 10-13; chiusa lunedì), iniziata però nell’'attuale
configurazione nel 1652 da Girolamo e Carlo Rainaldi e ultimata da
Francesco Borromini che delineò la facciata concava a ordine unico
di pilastri e colonne, sormontata dalla cupola, e abbozzò i
campanili gemelli.
Via del Governo Vecchio
Nel Medioevo parte della via Papalis che le sfilate dei pontefici
percorrevano tra S. Pietro e il Laterano, è oggi è una delle strade
dell’antiquariato romano. II palazzo del Governo Vecchio che le dà
nome fu sede dei governatori.
San Maria della Pace
Questo angolo della capitale è tra i meno noti ai turisti tuttavia
tra i più suggestivi.
Fu Pietro da Cortona a ideare questo scenografico spazio barocco,
pensando la facciata convessa una sorta di quinta teatrale, che
fondo il luogo di culto con le case vicine, fissando al contempo un
legame inseparabile tra la piazza stessa, sulla quale si protende il
pronao semicircolare a colonne doriche e l'interno della chiesa.
Opere d'arte in S. Maria della Pace
L'interno conserva la struttura sistemata nel '400, unendo una breve
navata a due campate con volte a crociera a una tribuna a cupola.
Nella navata sono di Raffaello sia la cappella Chigi sia le quattro
sibille sopra l'arco della stessa.
Porta invece la firma di Baldassarre Peruzzi - che conseguì pure le
storie del Vecchio e Nuovo Testamento nel catino absidale.
Sono invece di Carlo Maderno il coro e l'altare maggiore, che
accoglie la quattrocentesca Madonna della Pace per la quale fu
innalzata la chiesa.
S. Agostino
La chiesa, fondata nel 1420 e ingrandita nel 1479-83, con i due
ordini di paraste raccordati da volute che la ritmano in tre parti
con altrettanti portali. L'interno fu invece rinnovato da Luigi
Vanvitelli che sostituì l'originaria cupola emisferica con una a
catino.
Palazzo Altemps
I 14 anni restauri (1984-1998) hanno permesso di scoprire la
residenza della famiglia Altemps sorta dal 1471 su case ed edifici
medievali ordinata attorno a un cortile che, secondo i canoni del
rinascimento, è aperto in alto da due logge; lo si attribuisce ad
Antonio Sangallo il Vecchio e a Baldassarre Peruzzi ma venne
terminato da Martino Lon Vecchio. L'interno è un susseguirsi di
ambienti che hanno mantenuto brani dell' originaria decorazione
pittorica: la sala della foia venne dipinta dalla cerchia di Melozzo
da Forlì; la loggia dipinta fu decorata secondo il gusto per lo
fastosità e l'esotico stimolato dalla scoperta del Nuovo Mondo e
dagli oggetti da là importati.
Qui sono sistemate le sculture antiche raccolte in età
rinascimentale varie famiglie romane e poi confluite in parte nella
collezione Ludovisi, che si era costituita nel 1621-23; gli
esemplari più interessanti paiono I'Athena parthenos (I secolo a.C.)
da un originale di Fidia, l'Ares Ludovisi, riconducibile all'arte
lisippea, il famoso trono Ludovisi del V secolo a.C. che oggi si
ritiene opera magnogreca, il Galata che si uccide con la moglie.
Museo Napoleonico
L'Urbe esercitò un influenza forte su Napoleone, che la pensava
seconda solo a Parigi e
giunse ad assegnare al figlio il titolo di re di
Roma.
Né lui né il figlio vi misero però piede, lasciando la scena al
fratello Luciano che, portò un'avveduta politica di strette
relazioni con le famiglie capitoline.
Il legame tra i Bonaparte e la Città Esterna si rafforzò con i
successori, tanto che Carlotta Bonaparte, nipote Napoleone, sposò un
conte Primoli.
Le nozze furono incoronate dalla nascita del figlio Giuseppe, che
iniziò già nel 1870 a cogliere cimeli e documenti artistici legati
all'esule di Sant'Elena e ai suoi discendenti.
Per sistemarli usò la residenza di famiglia, Cinquecentesco palazzo
Primoli, dove è oggi predisposto il Museo Napoleonico (visite:
fe9-19; festivi 9-13.30; chiuso lunedì).
Via dell'Orso
Le dà nome un frammento di sarcofago con un leone che sbrana una un
cinghiale posto all'angolo con via dei Soldati. E da questo resto
antico proviene anche il nome dell'albergo dell'Orso, aperto già
'400 nel palazzo con la facciata dalle decorazioni in cotto.
Via dei Portoghesi
In questa zona si era insediata una colonia lusitana dove venne
edificata da Martino Longhi il Giovane la chiesa di S. Antonio dei
Portoghesi su un luogo di culto del XV secolo. Insolita è la
decorazione della facciata barocca, con telamoni e angeli che
poggiano sul timpano.
Piazza di Spagna
Dal '500, questo spazio monumentale diventò centro culturale e
turistico della Roma papale, frequentato per le locande, gli
alberghi e le residenze.
In origine con il nome di piazza di Spagna si indicava solo il
triangolo verso il palazzo di Propaganda Fide perché vi presentava
l'ambasciata di quella nazione, mentre il triangolo rivolto verso
via del Babuino era chiamato piazza di Francia.
Nel seicentesco palazzo sono stati aperti al pubblico, a 20 anni
dalla morte di Giorgio De Chirico, la biblioteca, i saloni arredati
con le opere della sua collezione privata e lo studio, a costituire
l'omonima casa museo.
Fontana della Barcaccia
Fu per ovviare alla scarsa pressione dell'acqua che Pietro Bernini
conferì alla fontana ai piedi della scalinata della Trinità dei
Monti la forma di una barca semisommersa. Quasi un paradosso,
considerando che Urbano VIII gliel'aveva commissionata in ricordo
dell'alluvione del 1598.
Scalinata della Trinità dei Monti
I vasi posti a abbellire in occasione della fioritura primaverile
uniscono ulteriore bellezza a questa stupenda scenografia,
realizzata da Francesco De Sanctis, questi strutturò il forte
dislivello tra piazza di Spagna e la chiesa della Trinità dei Monti
ideando una successione di rampe che con un ricercato andamento
sinuoso si dividono in branche. Come quinta architettonica De
Sanctis immaginò i due edifici ai lati.
Il poeta inglese John Keats visse e morì nella Casina rossa a destra
della scalinata, sede della Fondazione Keats-Shelley Memoria
(visite: estate 9-13 e 15-18; inverno 9-13 e 14.30-17.30; chiusa
sabato e domenica). L'edificio di fronte ospita il famoso
Babyngton's, prima sala da tè romana.
Palazzo di Propaganda Fide
Porta i segni dei due massimi architetti del '600, Gian Lorenzo
Bernini e Francesco Borromini l'edificio che, innalzato nel 1586,
divenne più tardi sede congregazione istituita da Gregorio XV.
Il primo fece nel 1644 sulla facciata in cotto, percorsa da lesene e
fasce orizzontali in travertino e stretta ai lati da contrafforti
bugnati.
Il secondo innalzò le ali sulle vie di Capo le Case e di Propaganda
e all'interno, la chiesa dei Re Magi. La colonna dell'Immacolata
Concezione, segna il punto d'arrivo della processione per
l'Immacolata, condotta dal pontefice in persona.
Galleria comunale d'Arte moderna
Gli innamorati dell’arte italiane dell'800 e del '900 devono
visitare questa istituzione (visita feriali 9-19; festivi 9-14;
chiusa lunedì), che contiene oltre 200 opere di artisti quali
Giacomo Balla, Morandi, Giorgio De Chirico, Carlo Carrà,Renato
Guttuso.
Trinità dei Monti
Fu fondata dal re francese Luigi XII a iniziarla nel 1502, e un
altro re di Francia, Luigi XVII a finanziarne il restauro nel 1816.
Papa Sisto V, che la benedisse nel 1585, affidò due anni più tardi a
Domenico Fontane la scalinata a doppia rampa che precedi la
facciata. La navata interna, divisa da cancellata in corrispondenza
della tre cappella, contiene elementi dell'architettonici
tardogotica nell'arco trionfale, nel presbiterio e nel transetto.
Passeggiando per la capitale non è certo singolare muoversi avanti e
indietro nelle diverse epoca. Tale percezione appare particolarmente
forte man mano che ci introduce sul colle Esquilino, dalle origini
di Roma alla tarda età repubblica qui sede dei più antichi luoghi di
culto paleocristiani ma, assai poco abitato.
Tale rimase fino all'Unità, quando venne cementata per creare il
quartiere per perfezione della nuova capitale, assegnato alla
borghesia impiegatizia del nuovo Stato e intitolato nella
toponomastica delle vie ai maggiori statisti e letterati nonché agli
stessi Savoia.
Facendo ricorso ai mezzi pubblici', la visita del colle e dei suoi
dintorni può esaurirsi in circa tre ore, esclusa la visita di musei
e monumenti.
Piazza dei Cinquecento
Il suo nome ricorda i caduti nella battaglia di Dògali della prima
avventura coloniale; il monumento in loro onore, sbozzato da
Francesco Azzurri, si trova dal 1925 nei giardini del viale Einaudi.
La piazza è il principale nodo di connessioni pubblici della città,
capolinea di nutrite linee di superficie e d dei due tracciati della
metropolitana.
Stazione centrale di Termini
L'architettura d'insieme ne rivela la genesi non poco sofferta. Il
progetto originario, preparato in vista dell'Esposizione universale
del 1942, venne infatti lasciato per gli eventi bellici dopo il
completamento delle bianche fiancate sulle vie Marsala e Giolitti;
la struttura fu perciò cominciato in occasione dell'Anno Santo 1950.
Mura Servitine
Le mura che fece costruire Servio Tullio nel VI secolo a.C.
Rafforzata da un terrapieno, correva per circa II km, con un'altezza
di quasi 10 m.
Il tratto di piazza dei Cinquecento venne portato in luce nel corso
degli sbancamenti realizzati nel 1870 per la costruzione della prima
stazione di Termini.
Museo Nazionale Romano
L'istituzione, inaugurata nel 1889, ha dal 1992 la propria sede
centrale nel palazzo dell'ex Collegio Massimiliano Massimo,
innalzato nel tardo '800 sul modello delle residenze nobiliari del
primo barocco romano.
Il Dipartimento epigrafico è invece presso le Terme di Diocleziano,
con ritratti, epigrafi e monete di epoca repubblicana, tra cui
spicca la statua di Augusto pontefice massimo, dalla via Labicana.
Poi si ripercorre lo sviluppo del gusto nel mondo romano dal I al IV
secolo attraverso i diversi programmi deco¬rativi scultorei delle
ville imperiali, delle residenze aristocratiche e dei giardini,
comprendenti di meraviglie quali il discobolo Lancellotti e il
discobolo di Costei Porziano (I a.C.), tutti e due copie della
famosa opera di Mirone.
Quindi si passa ai cicli pittorici e musivi, compresi tra il I colo
a.C. e la tarda età imperiale: vicino agli sfavillanti affreschi
dalla villa ad Gallinas Albas a Prima Porta e rappresentati un
giardino-frutteto, accampano infatti gli stucchi e gli affreschi
della villa della Farnesina, contraddistinti da leggeri paesaggi
architettonici inquadrati tra esili candelabri e gli affreschi dalla
villa Castel di Guido.
Terme di Diocleziano
Il grande imperatore amò poco Roma era più a suo agio sui campi di
battaglia che nei palazzi del potere. La sua presenza in città fu
perciò più l'anomalia che la regola; voglioso di lasciare in ogni
modo un buon ricordo di sé, regalò ai romani questa struttura che,
iniziato nel 298 e compiuto nel 305-306, divenne il più grande di
Roma
La strutta che poteva accogliere circa 3000 persone, riprendeva nel
corpo della fabbrica centrale circondata da giardini con ninfei,
esedre e gruppi di sale lo schema delle terme di Traiano.
Oggi della struttura, restano oltre ai vani modificati nella
basilica di S. Maria degli Angeli e a quelli sistemati per il Museo
Nazionale Romano,
Piazza della Repubblica
In realtà è nota con questa nome solo ai turisti. I romani usano
infatti rivolgersi con il vecchio nome di piazza dell’Esedra,
assegnatole perché la sua pianta segue la curva della gradinata del
vicino complesso termale. Al centro della piazza, organizzata a fine
'800 come accesso dalla stazione alla città, si trova la fontana
delle Naiadi,.
Maria degli Angeli
All’indomani della salita al trono imperiale Diocleziano iniziò una
dura oppressione nei confronti comunità cristiana, dove morirono a
centinaia durante la realizzazione delle terme da lui volute.
La proposta di onorarne la memoria ricavando una chiesa all'interno
del complesso
termale mosse i primi passi all'inizio del XVI secolo, ma ottenne
riscontro solo nel 1561 con il consenso di Pio IV.
L’opera venne consegnata a Michelangelo, che recuperò il tepidarium,
i quattro locali ai lati di questo e quelli sull’asse trasversale in
un organismo quasi a croce greca con tre ingressi.
La sistemazione decorativo di luigi Vanvitelli per l’Anno santo 1750
diede all’interno l’aspetto attuale.
Nel braccio destro della navata trasversale ci sono i monumenti
funebri dei maggiori artisti della vittoria nella Prima guerra
mondiale: Vittorio Emanuele Orlando, l'ammiraglio Thaon di Revel e
il maresciallo Armando Diaz
Sala della Minerva
(visite: feria¬li 9-14; festivi 9-13; chiusa lunedì). Che questo
ambiente fosse in principio parte delle terme di Diocleziano lo
ricordano le sculture di provenienza termale facenti parte del
patrimonio del Museo Nazionale Romano. Tra le tante opere bisogna
citare la famosa Afrodite di Cirene, e il Pugilatore seduto
Via Nazionale
Prima arteria di Roma moderna, fu generata con funzioni di
rappresentanza e di celebrazione della monarchia "liberale",
diventando modello dei successivi interventi urbanistici ed edilizi
di epoca umbertina.
Il tracciato riprendeva il vicus Longus che univa le terme di
Diocleziano al foro di Augusto.
Torre delle Milizie
Una torre pendente a Roma: l’avvallamento del terreno per colpa di
un terremoto del 1348, che causò il crollo del terzo piano, ha
indicato la vistosa inclinazione di questa realizzazione.
Innalzata dai Conti all'inizio del XIII secolo, la torre venne
infatti comperata da Bonifacio VIII, che la fortificò contro i
Colonna.
Via Cavour
Questa è una strada aperta a '800 per unire l'area dei Fori
Imperiali alla stazione centrale di Termini; a tale epoca risalgono
le quinte edilizie che la minano da entrambi i lati, mentre a
Innocenzo III si deve l'innalzamento della torre dei Conti, la cui
base ingloba un'esedra del foro della Pace.
S. Pietro in Vincoli
II nome ricorda il miracolo delle catene che avevano stretto S.
Pietro a Gerusalemme e che offrite a S. Leone Magno da Eudossia
minore, moglie dell'imperatore Valentinia III, una volta accostate a
quelle della prigionia romana dell'apostolo si sarebbero fuse a
formare il pezzo conservato nell'altare della confessione.
Quanto alla basilica, fu la stessa Eudossia a promuoverne la
costruzione nel 439. All'intervento operato nel '400 si devono il
portico, con arcate su pilastri ottagonali in pietra, e il portale
marmoreo che introducono all'interno, caratterizzato dalle 20
colonne classiche in marmo: le basi sono un'aggiunta settecentesca.
S. Prassede
Secondo un'iscrizione questa santa avrebbe sollevato nel pozzo al
centro del pavimento della basilica - ora rivestito da un disco di
porfido 2000 martiri spostati dalle catacombe per volere di Pasquale
I. Era stato lo stesso pontefice a disporre la riedificazione della
chiesa nel IX secolo, la cui presenza è testimoniata già nel 489, ad
aprire nella navata destra, come mausoleo della madre, la cappella
di S. Zenone il più importante opera architettonica bizantina di
Roma.
piazza di S. Maria Maggiore
Tra palazzi umbertini che fanno da quinta alla piazza si leva una
enorme colonna corinzia, originario dalla basilica di Massenzio e
qui posta da Carlo Maderno come contraltare dell'obelisco
Lateranense.
S. Maria Maggiore
La basilica patriarcale dell'Esquilino, intitolata secondo la
leggenda da papa Liberio sul luogo di miracolosa nevicata avvenuta
il 5 agosto 352.
La chiesa aveva allora tre navate e abside centrale; fu arretrata -
e ornata da mosaici, al pari della facciata - nel XII secolo per
concedere l'aggiunta del transetto; le cappelle risalgono al '500,
mentre Paolo V edificò il palazzo a destra della facciata e Clemente
XI iniziò quello a sini¬stra, terminato dall'architetto fiorentino
Ferdinando Fuga.
L'interno di S. Maria Maggiore
L'architetto Fuga intervenne anche sull'interno limitandosi però a
camuffare irregolarità e asimmetrie: il suo aspetto, caso unico tra
le basiliche patriarcali, si è perciò mantenuto abbastanza vicino a
quello originale.
Le tre navate sono divise da 36 colonne monolitiche, che reggono la
trabeazione ornata da un fregio a mosaico del V secolo; per la
doratura del bel soffitto a cassettoni, attribuito a Giuliano da
Sangallo.
Lungo i muri laterali della navata mediana, i 36 riquadri a mosaico
sono un raro documento dell'arte del basso impero romano.
Nel 1931 è stato in parte restituito alla luce il transetto di
Niccolò IV, con affreschi di profeti conferiti a Pietro Cavallini,
Cimabue o Giotto giovane.
Nella navata destra, l'occhio è attirato dalla cappella Sistina fu
Domenico Fontana a concepire la pianta a croce greca, ripresa da
Flaminio Ponzio per l'antistante cappella Paolino.
Istituita all'inizio della navata sinistra. E fu Michelangelo a
disegnare la successiva cappella Sforza, innalzata però da Tiberio
Calcagni e Giacomo Della Porta.
Museo nazionale d'Arte orientale
Le raccolte dell'istituzione (visite: 9-14; martedì e giovedì 9-19;
festivi 9-13; chiuso I° e 3° lunedì del mese) assestata nel
monumentale palazzo Brancaccio si aprono decorando il Vicino e Medio
Oriente dalla protostoria al VII secolo d.C. Di contenuto religioso
buddistico e riempita stilisticamente di componenti culturali
indiane e classiche è l'arte del Gandhàra.
Coprono tutta l'area compresa tra Spagna e India gli rilevanti pezzi
della sezione islamica, che spazia dall'VIII al XIX secolo; sia al
buddhismo sia all'induismo sono da riportare le sculture della
sezione indiana, mentre arrivano da Thailandia, Cambogia, Birmania e
Indonesia quelle della sezione del Sud-Est asiatico.
Auditorium di Mecenate
In realtà doveva essere un ninfeo estivo, compreso negli horti di
proprietà del munifico consigliere dell'imperatore Augusto. La
grande aula rettangolare (visite: ottobre-marzo 17, festivi 9-13,30;
aprile-settembre 9-19, estivi 9-13.30; chiusa lunedì), con grandi
nicchie alle pareti e abside a gradinata, presenta apprezzabili
resti di pitture del I secolo.
Museo storico della Liberazione Roma
È stato preparata nell'edificio sede del comando delle SS
l'esposizione (visite: martedì, giovedì e venerdì 16-19; sabato
domenica 9.30-12.30; chiuso agosto) che rammenta i spaventosi giorni
dell'occupazione tedesca le crudeli torture qui imposte ai
partigiani.
Piazza Vittorio Emanuele II
Una delle più grandi piazze di Roma, fa subito venire in mente
l’imponenti piazze torinesi. E non ci si sbaglia visto che è il
cuentro del quartiere “piemontese”," conseguito sull'Esquilino anche
a ricordo della prima capitale del regno.
S. Bibiana
È un peccato che l’esordio architettonico di Gian Lorenzo Bernini
sia calpestato tra un'ala della stazione Termini e i binari del
tram.
Quando nel 1624 il grande artista si mise all’opera, qui sussisteva
già una piccola basilica paleocristiana, che Onorio III aveva fatto
ricostruire; a questa Bernini unì le due cappelle ai lati della
parte absidale – allora rifabbricata - l'altare maggiore e la statua
S. Bibiana collocata nell'edicola.
Tempio di Minerva Medica
Raffigurò un modello per l'architettura rinascimentale e barocca
questa costruzione d'incerta origine che è formato da una grande
aula a pianta decagonale con nicchie sormontate da finestre ad arco.
Il suo nome deriva da una statua ritrovata nelle vicinanze,
raffigurante la dea con un serpente.
Porta Maggiore
Sopra i due archi, appoggiati da edicole, s'innalza un grande attico
che reca sul lato rivolto a piazzale Labicano le iscrizioni che
ricordano l'opera di Claudio e le riparazioni degli acquedotti
portati da Vespasiano e Tito.
Il fregio con scene del ciclo della produzione e vendita del pane
apparteneva a un fornaio il sepolcro di Eurisace, monumento funebre
tardo-repubblicano collocato nelle vicinanze dell'edicola centrale.
L'acquedotto Neroniano diramazione dell'acquedotto Claudio che
Domiziano allungò fino al Palatino, nutriva la Domus Aurea.
S. Croce in Gerusalemme
L’autenticazione del culto cristiano sarebbe giunta solo con il
figlio Costantino, ma è possibile che l'imperatrice Elena avesse già
innalzato all'interno della sua villa una piccola chiesa.
Questa fu riedificata da Lucio II in forma basilicale e, dopo le
operazioni dei '400 e'S00, sistemata nel 1743.
La facciata, d'ispirazione borrominiana, è tra le più eminenti
manifestazioni del barocchetto romano e sembra quasi flettersi a
suggerire la presenza del retrostante atrio ellittico.
L'interno è suddiviso in tre navate da enormi colonne di granito e
ingentilito da un bel pavimento cosmatesco.
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