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dal Gianicolo al mare di Roma
Il colle del Campidoglio fu sempre la sede del governo della
città, delle sue organizzazioni e dei luoghi d culto importanti. Più
a sud nell'ansa dei Tevere entrata nel mito perché si sarebbe
approdata la cesta con i piccoli Romolo e Remo, era invece
indirizzata a popolare luogo di mercato
Dopo i monumentali e imponenti lavori di risistemazione ed
urbanistica completi da Michelangelo le maggiori cambiamenti
dell'area accaddero a partire dall'Ottocento, in contemporaneità con
l'inizio di organizzati scavi archeologici.
Divennero grandiosi le modifiche del tessuto medievale e in
rinascimentale in periodo fascista, quando furono fatti gli
distruzioni per l'apertura di grandi arterie tra cui la via nei
Mare, segnato nel 1929-41 per collegare il nucleo antico con il Lido
di Ostia.
In questo parte della città, i governi del regno d’Italia i
tentarono di spingere la crescita industriale della zona
Ostiense-Portuense.
Oltre porta S. Paolo e la piramide di Caio Cestio, sui grandi viali
le importanti resti del passato sembrano smarrire in mezzo ai spazi
innaturali, lasciando così posto, a uno scenario di scenografici
siti archeologici alternati a vie di grande scorrimento.
Per la visita dell'area mostrata si mettano in preventivo circa due
ore. facendo ricorso dopo piazza di Porta Capena ai mezzi d
trasporto pubblico.
Piazza del Campidoglio.
Prima di tutto l'idea di ruotare lo spazio dal Foro Romano, antico
centro della città, verso il Vaticano, nuovo centro di
Roma.
Quindi di contenere la piazza fra tre palazzi, lasciando il lato
rivolto a S. Pietro chiuso soltanto da una balaustra di statue.
Infine di immaginare il piedistallo su cui si alza il Marco Aurelio
come fulcro di una pavimentazione dal disegno centripeto. In realtà,
è un'invenzione del genio toscano la stessa cordonata che sale alla
piazza, mutilata dall'apertura di via del Teatro di Marcello.
Paolo III, il papa che aveva deciso la risistemazione della zona,
ammirò il progetto d'insieme, ma Michelangelo poté vederla solo nei
propri disegni preparatori.
Furono realizzati non soltanto i palazzi Senatorio, dei Conservatori
e Nuovo, ma anche la pavimentazione e la collocazione delle statue
sulla balaustra: tra queste, quel Marco Aurelio che il maestro in
persona aveva mosso nel 1534 dal Laterano, oggi in mostra nel Museo
Capitolino.
Palazzo Senatorio.
Oggi è il Consiglio comunale di Roma a riunirsi nell'Aula
consiliare, decorata da una statua di Giulio Cesare.
Dell'edificio nulla resta a testimoniare l'origine come fortezza
medievale dopo l'intervento di Giacomo Della Porta e Girolamo
Rainaldi nel 1582¬1605.
S. Maria in Aracoeli
Dietro la semplice facciata in mattoni si apre un vero e proprio
cofanetto di tesori. Nell'interno, al riparo del prezioso soffitto a
cassettoni fatto realizzare dal senato in ringraziamento per la
vittoria di Lepanto, esercitarono infatti Andrea Bregno, Donatello,
il Pinturicchio, Michelangelo, Arnolfo di Cambio, Pietro Cavallini,
Lorenzo e jacopo di Cosma.
Teatro di Marcello.
Augusto non perse l'occasione di intitolare al suo amato nipote,
scomparso il grande teatro cominciato da Giulio Cesare, che poteva
accogliere ben 15.000 persone attorno a una cavea di quasi 130 m di
diametro.
Sulle 12 arcate superstiti delle 41 che ritmavano i tre ordini della
facciata, superstiti all'abbandono del complesso e al suo impiego
come cava per materiale edilizio.
Area sacra di S. Omobono
I pesanti distruzioni operati negli anni '30 del XX secolo ebbero
almeno un effetto positivo. Fu grazie a loro che venne infatti alla
luce un ampia struttura identificato con un insediamento arcaico di
capanne forse sul tipo di quello del Palatino.
Piazza della Bocca della Verità.
Qui, alle pendici del Foroe non lontano dall'Isola Tiberina, si
svolgeva in epoca romana il mercato del bestiame: la piazza, cui dà
nome la spaventosa fauce ora nel portico della chiesa di S. Maria in
Cosmedin, coincide infatti al Foro Boario.
Pochi edifici del Il-I secolo a.C. ci sono giunti in buono stato di
mantenimento come il tempio della Fortuna Virile, oggi riconosciuto
come quello di Portunus e distinguibile per la pianta rettangolare;
nell'872 fu modificato nella chiesa di S. Maria Egizioca.
Era forse dedicato a Ercole Vincitore il cosiddetto tempio di Vesto,
il più antico edificio in marmo esistente a Roma che durante il XII
secolo divenne la chiesa di S. Stefano, detta da metà '500 di S.
Maria del Sole per il portentoso raggio uscito da una
rappresentazione trovata nel Tevere.
S. Maria in Cosmedin.
Si chiama Cosmedin per le splendide decorazioni che abbellivano S.
Maria in Schola graeco, sorta su una cappella del III secolo e
inglobata nel VI in un edificio allargato da Adriano I.
Via del Velabro.
Il nome della strada ricorda il luogo del "ritrovamento" di Romolo e
Remo. Dietro l'arco si leva la chiesa di S. Giorgio in Velabro
(visite: martedì e venerdì 10¬12.30 e 16.30-18.30), risalente ai
secoli V¬ VI ma riedificata nella prima metà del I secolo e dotata
di un bel campanile romanico.
Al fianco sinistro del tempio poggi, l'arco degli Argentari,
chiamate così perché fu l’ associazione dei cambia valute a
innalzare in onore della famiglia imperiale.
Circo Massimo.
Il circo Massimo aveva una capienza di 300.000 spettatori, rende da
sola l'idea della popolarità arrivata nell'antica Roma dalle corse.
Il grande avvallamento tra Aventino e Palatino vide la prima
attuazione di un circo sotto Tarquinio Prisco, quinto re di Roma; la
struttura, modificata da Giulio Cesare (46 a.C.), fu accresciuta
sotto Augusto dell'obelisco ora in piazza del Popolo, ricostruita da
Traiano, am-pliata da Caracalla e ancora restaurata da Costantino,
restando in uso fino al 549.
Piramide di Caio Cestio
A quanto riporta l'iscrizione sulla facciata rivolta al piazzale
Ostiense, furono sufficienti 330 giorni per innalzare il maestoso
sepolcro di Caio Cestio Epulone alto 36 m, con base di quasi 30 m
per lato, in età romantica divenne una meta costretta per
viaggiatori e artisti
Porta S. Paolo.
Le necessità della viabilità moderna l'hanno isolata dalla cerchia
muraria, e solo sul lato interno i due archi ricordano che da qui
avevano inizio le vie Ostiense e Laurentina.
Alla prima delle due arterie è intitolato il Museo della Via
Ostiense, con flessibili e calchi dell'area archeologica di Ostia,
dei porti di
Claudio e di Traiano.
Centrale termoelettrica Monte¬martini
I macchinari in ghisa e gli snelli pilastri in cemento armato della
centrale (visite: martedì-venerdì 10-18, saba¬to-domenica e festivi
10-I9; chiusa lunedì), innalzata tra il 191 1 e il 1913, assicurano
uno sfondo tanto insolito quanto affascinante a una selezione di
reperti del Museo Nuovo e dei Musei Capitolini. Stupendi sono il
gruppo con la Presentazione di Ercole all'O¬limpo, dall'area sacra
di S. Omobono, e il frontone del tempio di Apollo Sosiano.
S. Paolo fuori le Mura.
La basilica, secondo la tradizione, fu innalzata nel 324 proprio sul
luogo dove fu sepolto il santo. Nulla più resta di quella chiesa, a
causa dell'incendio nel 1823 conservò solo il transetto, l'arco
santo e parte della facciata, poi abbattuta.
Nel 1854 Pio IX provvedeva a riconsacrare la nuova basilica,
riedificata sulla base della pianta originaria, cui Virginio
Vespignani unì nel 1890-92 il grande quadriportico composto di 10
colonne. Che la basilica sia seconda per dimensioni alla sola S.
Pietro lo prova anche l'inter¬no, ripartito in cinque navate e
ornato da un fregio con il ritratto di tutti i pontefici della
storia della Chiesa. Sull'altare maggiore spicca il prezioso ciborio
gotico di Arnolfo di Cambio.
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